• IL FALLIMENTO DI UN MODELLO

"Scuola Italia", la classe dove tutti bocciano tutti

Torna il refrain sui costi degli alunni bocciati. Falso problema. Il fatto è che nella scuola statale tutti bocciano tutti: lo Stato, boccia il Ministero, che è l'ammortizzatore sociale più mastodontico della storia europea; le famiglie bocciano lo Stato per il carosello indescrivibile di docenti da un anno all'altro. Bocciare costa? Certamente, in un sistema scolastico fuori controllo, che nega la libertà di scelta educativa. Se il contribuente potesse scegliere attraverso il costo standard di sostenibilità, invece...

I bilanci in qualunque campo presentano luci e ombre, voci attive e passive, entrate e uscite. Come per la Scuola pubblica italiana. Ma qui il problema è duplice: abbiamo il baratro di una spesa fuori controllo unito al culmine dell’ipocrisia cultural-educativa.

L’occasione è data dall’argomento-clou del momento: la conta dei cosiddetti “bocciati” (termine di grande effetto), meglio detti “non ammessi” all’anno successivo. Quanti in più o in meno rispetto allo scorso anno? Ha poca importanza: sono numerini non determinanti rispetto al cuore del problema: qual è il rapporto "qualità-costo" del...prodotto finale, cioè dello studente? 

Lo Stato spende in media 10.000 euro annui per ciascuno dei 7.682.635 di allievi che frequentano la scuola pubblica statale e destina invece 500 euro annui per ciascuno dei 879.158 allievi che frequentano la scuola pubblica paritaria. Questo dato incontrovertibile di per sé chiarisce che le scuole paritarie non rappresentano nessun onere per lo Stato italiano (tutt’altro: sono proprio queste – e le famiglie – a pagare due volte, finanziando lo Stato… una sussidiarietà al contrario!).

D’altro canto è evidente un impiego inefficiente di risorse dei cittadini per alimentare un sistema scolastico che risulta assolutamente inadeguato alle esigenze di un Paese che invecchia, e che quindi deve puntare sulle forze giovani che ha, mettendo in campo le migliori forze culturali e formative della nazione.

Chi "boccia" chi? Tralasciamo le eccezioni, che ci sono, e appunto non fanno testo in gurgite vasto e comunque sono evidenziate dalle statistiche OCSE PISA. Anzitutto lo Stato boccia il proprio ministero della pubblica istruzione, che è l'ammortizzatore sociale più mastodontico della storia europea. Chiunque si sveglia oggi da un'attività in crisi, domani può fare il prof., senza autovalutazione, senza prerequisiti di stampo formativo ed educativo, a volte senza cultura. Ma anche - è il sottile ricatto - senza uno stipendio che dia dignità alla professione. I docenti della scuola italiana risultano i più sottopagati in Europa, eppure il 96% della spesa per la scuola è destinato a coprire il costo del personale scolastico ben al di sopra della spesa media (90/92) dei Paesi Ocse. Un docente italiano della scuola superiore a fine carriera può sperare in uno stipendio netto di 1.800/2.000 euro, a fronte del collega che in Svizzera (Paese che, secondo i dati OCSE, è nella Top 3, subito dietro a Germania e Lussemburgo) vedrà passare gli stipendi dei docenti da 89mila a 103mila euro l’anno.

Ancora: le famiglie bocciano lo Stato, per il carosello indescrivibile di docenti da un anno all'altro: le liste dei libri di testo sono pronte a giugno, ma una postilla neanche tanto discreta dice di aspettare ad acquistarli, perchè i docenti sopravvenienti a settembre potrebbero essere di parere diverso.

Gli alunni diversamente abili bocciano i docenti di sostegno, o perchè non ci sono, o perchè vengono utilizzati dai presidi come supplenti. Le università bocciano i neo diplomati, perchè non sanno nè leggere nè scrivere. E gli studenti universitari rampanti e svegli bocciano certi docenti universitari che, in inglese, propinano ppt improponibili, degni della scuola primaria. Infine, docenti e studenti della scuola secondaria di secondo grado, pubblica statale, si bocciano a vicenda: 3 milioni e 500 mila studenti partiti e mai arrivati al diploma dal 1995 ad oggi, vittime di un fallimento formativo; 152 mila studenti dispersi nell’ultimo quinquennio nel percorso verso la maturità; 29% di dispersione nelle Isole, di cui il 33% in Sardegna; 32% di dispersione negli istituti professionali; 27% di dispersione negli istituti tecnici; 20% di dispersione nel liceo scientifico; 84 mila studenti dispersi dopo il biennio iniziale delle superiori (oltre metà degli studenti si disperde già dopo il primo biennio); 61 mila studenti dispersi al primo anno delle superiori; 2,9 miliardi di spesa annua per formare, senza successo, gli studenti che abbandonano.

Bocciare costa? Certamente, in un sistema scolastico pubblico fuori controllo, che nega la libertà di scelta educativa. Se il contribuente potesse scegliere, attraverso il costo standard di sostenibilità alla famiglia verrebbe data una quota di circa 5.500 euro annui per studente da spendere per l’istruzione dei figli. Sarebbe poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. Il ruolo dello Stato in tutto questo? Quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Bocciato su tutta la linea...