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Se il gesuita diffonde il verbo gay e Lgbt

La Camera federale dei deputati degli Stati Uniti ha un cappellano, cattolico, Patrick J. Conroy, gesuita, ed è una bella cosa. Testimonia che la laicità vera non ha mai paura della fede, e conferma quel che a metà Ottocento diceva il sempre profetico Alexis de Tocqueville: la democrazia può reggersi solo se non si fa nemica della religione. Tutto bene dunque? Mica tanto perché il gesuita è impegnato pure a diffondere il “verbo” Lgbt.

 

In Usa  ci sono anche cattolici militanti gay e Lgbt

La Camera federale dei deputati degli Stati Uniti ha un cappellano, cattolico, Patrick J. Conroy, gesuita, ed è una bella cosa. Testimonia che la laicità vera non ha mai paura della fede, e conferma quel che a metà Ottocento diceva il sempre profetico Alexis de Tocqueville: la democrazia può reggersi solo se non si fa nemica della religione. Ma se il cappellano Conroy perde il nord, e appiattisce all’aria che tira la fede che rappresenta anche sul proscenio pubblico, sono guai seri. Soprattutto se l’aria che tira è quel vento insistente che cerca di sdoganare definitivamente l’omosessualismo in tutte le sue forme e persino di normalizzarlo all’interno della Chiesa. Perché esattamente questo fa padre Conroy nel momento in cui dice: «Gli esseri umani procreano maschi e femmine, ma la sessualità umana non è semplicemente questo. Riguarda, com’è evidente, molte più cose», soprattutto perché lo dice in un cortometraggio di poco più di 14 minuti tutto dedicato nientemeno che agli omosessuali “cattolici”, e pure ai trans “cattolici”.

Diretto da Michael Tomae, intitolato Owning Our Faith (“Possedere la propria fede”) e sottotitolato senz’alcuna remora LGBT Catholics (clicca qui), il documentario è disponibile gratuitamente su YouTube o al sito internet dedicato e ha nel dissenso spavaldo alla morale sessuale insegnata dalla Chiesa il proprio leit-motiv. L’operazione è propaganda pura, ottimamente realizzata sul piano tecnico e quindi verosimilmente ben pagata, frutto dell’arcobaleno che si ritrova e si riconosce in Out @ St Paul (clicca qui) (nel logo la “t” del primo vocabolo è una croce cristiana adagiata sopra un Vangelo), vale a dire una organizzazione proclamatesi «missione gay, lesbica, bisessuale e transgender della parrocchia di San Paolo Apostolo a New York», per la precisione Manhattan. Il parroco, il sacerdote paolino Gilbert Martinez, è ripreso mentre celebra la Messa in diverse scene del filmato.

E però, come opportunamente si domanda Rachel Lu dalle colonne del quotidiano cattolico statunitense online Crisis (clicca qui) che cosa resta davvero di cattolico in una pellicola così eccentrica e squinternata rispetto all’insegnamento della Chiesa? Se il sonoro non ripetesse continuamente l’aggettivo, e se non fosse per certi inserti d’immagini nella trama o un clergyman che spunta ogni tanto qua e là, nessuno collegherebbe seriamente il documentario alla vera fede, tale è l’omologazione al pensiero non cattolico oggi dominante che il filmato esiste proprio per veicolare. E soprattutto, che cosa significa l’aberrante “LGBT cattolici” se non la palese volontà di sfondare mura invalicabili per portarvi l’incendio devastatore all’interno, con una cattiveria e una pervicacia che ha pochi pari?Nel documentario compare Matteo Williamson, transgender, che definisce la sua “transizione” una cosa «per me immensamente spirituale». Poi c’è Mike Roper, omosessuale, per il quale «la sessualità è il modo in cui esprimiamo l’intimo della nostra anima, la nostra energia interna». E c’è persino nonna Nana Fotsch, che con trasporto invita i genitori di cattolici omosessuali ad accettare disinvoltamente la cosa e lo stile di vita che ne consegue, altrimenti «li perderete»...

Tristemente nulla di nuovo, si dirà; vero. Ma che interi settori del mondo cattolico si schierino con Owning Our Faith è allarmante. Jamie Manson, per esempio, lo premia con una recensione asciutta di quell’asciuttezza che si riserva alle cose importanti e oggettive sul diffuso settimanale National Catholic Reporter (clicca qui) (da non confondere con il National Catholic Register), cioè una delle armi più appuntite del progressismo cattolico statunitense. Aggiungendo: «Non tutti gli spettatori saranno d’accordo con tutte le opinioni espresse in Owning Our Faith, ma solo i credenti più rigidi metterebbero in discussione l’amore che questi cattolici hanno per la loro Chiesa», salvo però non dire come si possa amare la Chiesa combattendola in radice. Il film è già disponibile con i sottotitoli in spagnolo e in italiano (clicca qui). Aspettiamoci dunque presto un soprassalto di cattolicesimo fraudolento anche dalle nostre parti.