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Sopravvissute all'aborto, la verità più forte della finzione

In Argentina si avvicina il giorno della discussione in Parlamento del progetto di legge che depenalizza l'aborto. Si punta a convincere i 22 deputati indecisi. Come? Il fronte pro aborto ingaggia attrici che interpretano la parte di donne che hanno abortito dopo uno stupro. Senza finzione scenica invece i pro life che hanno dato voce alle donne e agli uomini sopravvissuti all'aborto perché dati in adozione. 

In Argentina mancano meno di dieci giorni dall’approdo in Parlamento del progetto di legge che depenalizza l’aborto. Il 13 giugno prossimo infatti il testo, ampiamente discusso nelle commissioni parlamentari, approderà alla Camera bassa per la prima discussione, ma i giochi sono quanto mai aperti. Non è per nulla scontato che la legge passi, nonostante la desistenza del presidente sedicente cattolico, Mauricio Macri e una vastissima campagna a favore dell’aborto giocata anche con il dispendio di sforzi economici della Planned Parenthood, la multinazionale degli aborti americana che ha destinato nel corso degli ultimi anni la bellezza di 5 milioni di dollari per sostenere le associazioni più svariate favorevoli all’interruzione di gravidanza.

Il sito Unidad ProVida, che guida un vasto movimento di popolo contro il progetto di legge sta monitorando il borsino dei deputati facendo il conto aritmetico delle forze in gioco. Ad oggi, dei 256 eletti nella Camera Bassa, in 108 hanno espresso la loro adesione al progetto di legge, mentre 126 sono i deputati che hanno aderito alla campagna “Salvemos las dos vidas” e che quindi voteranno contro.

Con un vantaggio così risicato dei pro life diventa determinante la decisione di quei 22 parlamentari che o sono ancora in dubbio o non hanno ancora formulato una dichiarazione di voto esplicita. E per convincerli, le due parti cercano di mettere in campo iniziative ad hoc.

Il fronte pro life ha invitato a scrivere ai parlamentari in dubbio per far propendere la bilancia dalla parte della vita. E recentemente ha manifestato nelle piazze principali argentine per tutelare la vita nascente. Mentre gli abortisti ricorrono sempre più a dichiarazioni di personaggi del mondo dello spettacolo, utilizzando le leve della vip-cracy. C’è poi uno strumento di facile presa, quello del video per cercare di catturare emotivamente lo spettatore. Ebbene, recentemente l’associazione “Colectivo de Mujeres Audiovisuales” ha ingaggiato alcune note attrici argentine per farle recitare una parte. Quale? La parte della donna stuprata che ha scelto di abortire. Oppure della vittima da aborto clandestino.

Si tratta di brevissimi filmati dove un’attrice a turno, su sfondo scuro e spesso piangendo, racconta la storia di una donna che ha abortito clandestinamente oppure che è morta a seguito di setticemia conseguente all’interruzione di gravidanza in un ambulatorio clandestino. Il messaggio, grottesco, è che “l’aborto salva le vite”.

Si tratta – viene specificato – di racconti da storie vere. Ovviamente però a fare presa sugli spettatori è il trasporto con il quale l’attrice interpreta la parte. Si ricorre dunque ad una finzione scenica per imprimere nell’opinione pubblica il messaggio che l’aborto legale salva le vite. Non si sa quali, però, dato che una vita, quella del nascituro, la elimina comunque.

Anche nel 1978 quando passò in Italia la legge 194 si faceva leva sugli aborti clandestini e sul diritto delle donne stuprate ad abortire come segno di civiltà. Si è poi visto come questa strategia abbia costituito un cavallo di Troia per sdoganare l’aborto come diritto per tutti.

In un contraltare ideale di storie di vita in presa diretta però, è significativo come anche il fronte pro life abbia deciso di scendere in campo toccando proprio il tema delle donne stuprate. E lo ha fatto con una campagna che ha già raccolto 150 firme. Protagonisti, quelle donne e quegli uomini, le cui madri, nonostante uno stupro o considerassero la gravidanza indesiderata, optarono invece per non abortire dando in adozione il bambino.

Sono uscite così allo scoperto storie vere, con tanto di nome e cognome e senza la finzione attoriale di star della tv, che hanno molto da dire sulla bellezza della vita, sempre. “I sopravvissuti all’aborto”, questo il nome della campagna, parla infatti di storie vere dalla viva voce dei protagonisti: C’è Karina Estrella Etchepare. Oggi è avvocato, ma è nata come frutto di una violenza di una minore di 14 anni. E’ c’è María de la Paz Rodríguez Coronel, che venne data in adozione dalla madre, anch’essa violata dopo uno stupro. Oggi la donna è infermiera in un reparto di geriatria. E c’è anche Javier Walter, ingegnere della provincia di Formosa che nacque da una gravidanza indesiderata e fu dato in adozione.

Tutti, come Janna Jessen, anche se non hanno affrontato il calvario di un aborto chirurgico “fallito”, sono dei sopravvissuti e nel corso di questa campagna hanno testimoniato di essere il simbolo del trionfo del diritto alla vita di ogni essere umano. Mettendoci la faccia e senza ricorrere ad artifici cinematografici, di facile presa emotiva, ma strumentali e ambigui nel loro intento.