• LA MESSA PER I PROFUGHI

Spadaro e la fede come propaganda...ma senti chi parla!

Il direttore della Civiltà Cattolica si fa bello leggendo a messa la colletta per i profughi. Ma non sa che nel Missale Romanum per loro è auspicato il ritorno in patria, solo che il traduttore italiano si è "dimenticato" la parola reditus e così il gesuita ha avuto gioco facile a usare la messa secondo il credo anti Salviniano. Chi usa la fede - e la liturgia! - in chiave ideologica e propagandistica? 

Si tratta di un fatterello senza troppa importanza e che, visto il personaggio particolarmente malato di protagonismo, meriterebbe di essere taciuto. Eppure il fatterello rivela una mentalità malata di molti uomini di Chiesa, che ormai si riferiscono alle Scritture, alla liturgia, alla Tradizione solo per saccheggiarle e ricavare un po’ di bottino utile per la propria folle propaganda.

Il 17 agosto scorso, padre Antonio Spadaro ha emesso il suo cinguettio per informare i lettori sul formulario da lui utilizzato per la Messa di quel giorno (vedi qui), ossia quello per i profughi e gli esuli. L’incauto gesuita, dopo aver scritto, tutto trionfante, “lex orandi lex credendi”, posta la foto della Colletta in italiano, che recita così: “O, Padre di tutti gli uomini, per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità; guarda con amore i profughi, gli esuli, le vittime della segregazione e i bambini abbandonati e indifesi, perché sia dato a tutti il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso i poveri e gli oppressi”.

Posto che è tempo perso spiegare a padre Spadaro la differenza tra un profugo, un esule ed un immigrato clandestino, bisogna però notare che oltre che incauto, il direttore de La Civiltà Cattolica è stato anche avventato nell’usare l’orazione del messale come se fosse il lasciapassare per l’invasione dell’Italia o lo spot di una società senza confini. Perché il testo latino, quello cioè normativo da cui le traduzioni dipendono, o meglio, dovrebbero dipendere, data la “libertà” che certi traduttori si sono presa, prega perché ai profughi e agli esuli sia concesso di ritornare nella propria patria: ut illis reditus in patriam [...] tribuatur. Il traduttore-traditore italiano si è dimenticato la parola chiave, reditus, ritorno, e così Spadaro ha avuto gioco facile a piegare la Colletta in senso anti-salviniano. E invece la Chiesa prega perché questi fratelli che hanno dovuto lasciare la patria contro la propria volontà – e non per gli immigrati economici e clandestini - possano al più presto ritornarvi; perché l’uomo ha bisogno della propria patria, di vivere radicato nella propria cultura, nelle proprie tradizioni.

Il testo latino perciò coniuga perfettamente la carità verso questi sventurati, con l’ordine della giustizia. Caro Spadaro, lex orandi, lex credendi. Ne tragga le conseguenze.

E la questione potrebbe chiudersi qui, se non fosse che è veramente stomachevole che vengano abusati e distorti testi liturgici per giustificare una politica contraria ad ogni buon senso dallo stesso personaggio che qualche giorno dopo ha accusato il Ministro dell’Interno di aver “strappato alla devozione per pura propaganda” la corona del Rosario, con un gesto definito “sanguisuga della fede”.

Questa genìa di ecclesiastici assomiglia ai peggiori invasori barbari, senza nessuna cognizione e senza alcun rispetto per le cose sacre. Entrano nel tempio di Dio, e prendono i calici per brindare, gli ori per venderli, le panche per accendere il fuoco, l’acqua benedetta per lavarsi i piedi.

Qualcuno ha opposto al tweet di Spadaro una foto del formulario della Missa contra Turcas et Haereticos, presente nell’antico Messale tridentino. Inutile: per personaggi come Spadaro, la tradizione della Chiesa inizia con il Concilio Vaticano II, interpretato autenticamente solo da papa Francesco. E da loro stessi.

Non ci resta che pregare il Signore, come la Chiesa ci ha insegnato per secoli: ut inimicos sanctae ecclesiae humiliare digneris, te rogamus, audi nos.