• CONTROCORRENTE

Sposa di un disabile, così si scopre la bellezza dell'«imperfezione»

Hannah e Steve

Mentre l’Europa, soprattutto quella del Nord, spinge per un mondo di uomini geneticamente modificati, nella speranza di debellare le malattie creando embrioni in laboratorio (un'utopia dato che il processo di selezione migliore avviene di norma nel concepimento naturale) una donna norvegese ha raccontato la perfezione dell’imperfezione di suo marito, affetto dalla sindrome di Asperger, una malattia neurologica con tratti simili all’autismo, diagnosticata due anni dopo il loro matrimonio. 

Hannah Bushell Walsh, ricorda il momento in cui suo marito di fronte a lei e la figlia che pitturavano ceramiche sporcandosi le mani e senza controllare il tempo che passava sbottò così: “Qui non ci sono regole”. Hannah che dopo anni di fidanzamento sapeva che Steve era fissato con l’ordine e l’organizzazione, capì in quell'istante che il limite era stato superato e da quel giorno cominciarono le ricerche fino alla diagnosi della malattia. 

“Incontrai Steve otto anni prima di sposarmi”, spiega Hanna, “ero appena uscita da una lunga relazione che aveva ridotto a pezzi la mia autostima”. Steve, “a differenza del mio ex, che in superficie poteva apparire attraente ed emozionante, era una persona genuina”, anche se “molto timida”. Subito la donna capì che c’è una differenza netta fra “Steve in pubblico e in privato. Nell’intimità era confidente, specialmente nel parlare uno a uno, ma quando si trovava in un luogo rumoroso e caotico, come un ristorante, si ritirava, quasi chiudendosi. A quel tempo pensavo si trattasse di una questione di discrezione”.

Anche oggi Hannah, mamma di due bambini, sottolinea che quando si entra in un ristorante “sono sempre io che entro per prima, chiedo un tavolo, ordino e pago. Steve si siede e tiene la testa giù. In quei momenti mi sento di avere la responsabilità di tutti, il che può stancare”. Ma per Hannah, il limite di Steve non è un’obiezione ma solo uno fra i tanti limiti che ogni persona può avere e a cui tutti devono far fronte quando si sposano. La sua fortuna, però, è che più difficilmente può essere presa dalla tentazione di cambiare il marito. Tanto che quel limite le è quasi diventato caro. Senza, Steve non sarebbe quello che è: “Le sue bellissime caratteristiche non sono presenti nonostante il suo autismo, ma proprio grazie ad esso”.

Infatti, la sindrome di Asperger porta con sé anche un’intelligenza superiore (Steve, laureato in matematica, è stato capace di affermarsi nel mondo del lavoro), un vocabolario forbito ma sopratutto un modo di guardare alla realtà genuino, privo di filtri, senza secondi fini, senza menzogna. Quando erano fidanzati, racconta la donna, “non dimenticherò mai la festa in cui Steve fu “tenuto in ostaggio” da una donna ubriaca e chiaramente attratta da lui…la ascoltava e annuiva cordialmente, completamente incurante delle sue avance”. E mentre alle feste molti suoi coetanei pensavano a sballarsi lui “molto coscienzioso”, si interessava davvero dei festeggiati, “preoccupandosi poi sempre di aiutare a pulire”. Tanto che, aggiunge Hannah, “mio marito è l’uomo più buono, gentile e affidabile del mondo. Ha una profonda moralità, è sensibile, brillante nel rapporto uno a uno e praticamente incapace di sotterfugi”.

Perciò è vero che “devo pianificare le sue giornate fin nei minimi dettagli, e sì è un impegno”, ma “quello che ricevo in cambio è enorme. Diversamente da molti padri lui non si annoia a stare con i bambini e a badare ai suoi figli. La scienza e la realtà sono la lente attraverso cui Steve vede il mondo. Spende ore a parlare con Belle e Hector (i figli, ndr) in mezzo alla natura, insegnando loro i nomi latini della flora e della fauna…mostra loro il mondo con una capacità e una pazienza che io non saprei avere…con lui a fianco ogni cosa diventa una lezione entusiasmante anche se, ovviamente, loro non si accorgono nemmeno di quanto imparano”. Hannah ricorda poi quando Steve ha spiegato ai figli durante un funerale la realtà della morte, che “un giorno accadrà anche a noi”, senza nascondere loro la verità, e in modo che ora “vedo con certezza che non hanno paura”. Inoltre, “io e Steve ci completiamo perfettamente. Io sono espansiva ed emotiva e lui argina i miei estremi”, pur ammettendo che in certe situazioni “Hanna, ho paura di tutto”. E se anche Steve non ripete mille volte “ti amo” (lo ha detto solamente in situazioni profondamente significative, senza sprecare parole), l'uomo esprime i suoi sentimenti agendo, “spesso facendo qualcosa di bello come comprarmi dei fiori e dire: “I bambini li hanno presi per te”. Perché il romanticismo diretto è qualcosa di difficile per lui”

Perciò se è evidente la carità e la capacità di sacrificio di chi ama davvero l'altro così com’è, è anche chiaro quel che si guadagna accogliendo i limiti altrui, siano pure delle disabilità. Anzi più l'imperfezione è profonda, più facilmente può difendere la persona da certe visioni indotte dall'esterno, preservando uno spazio di innocenza oggi quanto mai raro. E, perciò recando con sé qualcosa di impagabile. “Siamo sposati da quattro anni (insieme da altri 8, ndr) ma quando lo vedo il mio cuore sobbalza ancora. E come mai mi era successo con i miei ex fidanzati, perché Steve mi fa sentire totalmente sicura”. Perciò, conclude Hannah, sapendo che forse i suoi bambini potrebbero avere la stessa malattia: “Mi piacerebbe vivere con una persona più semplice? No e poi no. Steve è tutto quello che si può desiderare da un marito e io lo amo in ogni aspetto di ciò che lo fa essere quello che è”. Anche il suo autismo. 

Tutto il contrario della mentalità eugenetica che in nome della perfezione fa fuori la persona, educando alla violenza e la pretesa nei rapporti umani, anche laddove non siano presenti malattie ma semplici limiti. Si capisce come mai alla carità che dovrebbe vivere fra due sposi si sta sostituendo sempre di più la violenza. E perché il potere vuole eliminare le persone che più sfuggono al suo controllo, spesso quelle malate e vicine all'innocenza che ricorda all'uomo la sua originale dipendenza.