• LA SPADA DI DAMOCLE DELLA CONSULTA

Suicidio, legge sì o legge no? Cattolici a confronto

In vista della scadenza del 24 settembre, imposta dalla Corte Costituzionale che ha invitato il Parlamento a legiferare sul tema del suicidio, un gruppo di laici cattolici si è incontrato a Roma per un seminario dal titolo «“Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili"?».

"Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili"? Questo il titolo del seminario - tenutosi ieri a Roma - organizzato da diverse associazioni cattoliche e dedicato ai possibili scenari dopo l'ordinanza della Consulta che ha invitato il Parlamento a legiferare sul fine vita entro il 24 settembre 2019. Per questa data, infatti, è prevista la nuova udienza sulla questione di costituzionalità dell’articolo 580 del Codice penale che punisce il reato di istigazione o aiuto al suicidio. Mentre il termine imposto alle Camere dalla Corte Costituzionale si avvicina, in una parte del laicato cattolico cresce il dibattito sul comportamento da tenere di fronte a questa scadenza.

Alla fine del mese scorso, come rivelato dal Messaggero, un gruppo di parlamentari e di ex parlamentari ha inviato una lettera al presidente della Cei, il cardinal Gualtiero Bassetti, per chiedere che i vescovi italiani si pronuncino in "tempi strettissimi" contro l'eutanasia e per esprimere l'auspicio di un intervento legislativo prima della "deadline” imposta dai giudici: "La stasi in atto - hanno scritto nella missiva i firmatari - viene strumentalmente interpretata dai promotori dell’eutanasia e del suicidio medicalizzato come un via libera di fatto". Un intervento legislativo, quello auspicato dal suddetto gruppo, che possa consentire una revisione delle pene previste dall'articolo 580, tenendo conto di determinate condizioni particolari e dell'indirizzo dato alle Camere dall'ordinanza della Consulta.

Ma questa linea non vede d'accordo un'altra parte dei laici cattolici più impegnati sull'argomento, come ha ben chiarito Stefano Fontana in una nota dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân, nella quale si boccia l'ipotesi del "male minore", perché perdente sia moralmente che politicamente. Nella nota, pubblicata sulla Nuova Bussola, Fontana ha spiegato che i parlamentari cattolici sono chiamati a difendere l'articolo del Codice penale perché la revisione al ribasso della pena comporterebbe una "sopravvalutazione delle situazioni e delle circostanze rispetto all’atto materiale dell’aiuto al suicidio, finendo per tutelare più il colpevole che la vittima". 

Il seminario che si è tenuto ieri a Roma, con la partecipazione di numerose associazioni, rappresenta un appuntamento significativo nell'ambito del dibattito che si è creato all'interno del mondo del laicato cattolico più impegnato a difesa della vita. All'inizio dell'incontro, il cardinale Vallini ha invitato i presenti a raccogliersi in preghiera per l'anima di Vincent Lambert, morto proprio ieri dopo 9 giorni senza alimentazione e idratazione. Il ricordo dell'uomo francese, il cui caso è stato al centro delle cronache in queste settimane, ha contribuito a riportare all'attenzione dei cattolici l'importanza di difendere la vita, di cui "Dio è l’unico padrone dall’inizio alla fine naturale", come ha ricordato papa Francesco.

I relatori si sono interrogati sull'opportunità o meno di una legge che, tenendo conto delle indicazioni dell'ordinanza della Consulta, possa però 'smorzare' eventuali 'passi in avanti' e scongiurare una "deriva di morte". Secondo il presidente di Scienza & Vita, Alberto Gambino, ad esempio, "non ci sono altre possibilità" rispetto all'intervento legislativo perché "la legge già c'è ed entrerebbe in vigore il 24 settembre stesso". Egli chiede, dunque, che il Parlamento italiano legiferi per "disinnescare" un testo che consentirebbe "l'apertura a pratiche di suicidio assistito". 

Anche secondo Alfredo Mantovano "l'ordinanza 207/2018 ha la natura della legge più che della sentenza" e questo fa sì che non ci si trovi di fronte a "un foglio bianco, ma a una disciplina già scritta che se non succede niente entrerà in vigore il 24 settembre 2019". 

Il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), Filippo Anelli, di fronte all'eventualità di un intervento del Parlamento per disciplinare la questione, chiede che non sia messo in discussione il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, prevista anche dall'ordinanza della Corte.

Assuntina Morresi, del Comitato nazionale per la bioetica, ha sottolineato come l’eutanasia, nei casi dei Paesi che l’hanno legalizzata, sia arrivata a causa di un cambio di mentalità, che fa interpretare queste pratiche come "atto medico". "L'aiuto al suicidio deve rimanere reato", ha affermato la docente, ma anche a suo parere bisognerebbe 'limitare i danni'. "Se si distinguesse attenuando la sanzione forse potremmo evitare l'accetta della Corte Costituzionale che ci aprirebbe a una situazione come quella svizzera", ha detto la Morresi.

Ospite del seminario anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Il numero due della Lega, in riferimento all'auspicio di un'iniziativa legislativa in tempi brevi per evitare una revisione più radicale dell'articolo 580 rispetto al contenuto dell'ordinanza 207/2018, ha fatto notare che "l'esito finale di un confronto parlamentare in questo momento non lascia intendere che ci possa essere una soluzione favorevole all'indirizzo auspicato negli interventi". Un anno di tempo nel contesto italiano non è sufficiente, secondo Giorgetti, per una legge su un argomento così complesso e delicato. "È evidente - ha affermato il sottosegretario - che non ci sarà alcun intervento legislativo prima del 24 settembre". Esclusa anche l'ipotesi di un decreto: d'altra parte, ha ricordato Giorgetti, "questo governo e questa maggioranza non hanno un'idea condivisa rispetto all'eutanasia e questo era molto chiaro già quando è stato fatto il contratto dal quale sono state espunte le materie di carattere etico".

Il sottosegretario ha sottolineato il fatto che un simile tema richiede "approfondimento e consapevolezza" e ha auspicato - utilizzando un termine non casuale - che "tutte le forze vitali si rendano disponibili a fare opinione per quanto riguarda questi temi, altrimenti vivremo sempre nell'ambito dell'emotività". Sul carattere del pronunciamento della Corte Costituzionale, Giorgetti ha detto di sperare che "il 25 settembre non cambi la norma senza che il Parlamento si sia espresso" dal momento che "un elementare principio di collaborazione istituzionale dovrebbe suggerire" che il termine dato dalla Corte non è "perentorio".

Vista l'importanza del tema, è opportuno - secondo il pensiero espresso da Giorgetti - che il Parlamento accolga la richiesta della Consulta di affrontare la questione ma senza che il termine indicato sia da considerarsi un ultimatum entro cui legiferare. E in merito a un'eventuale discussione in aula, l'uomo forte del Carroccio ha concluso il suo intervento augurandosi che la "Divina Provvidenza possa portare qualche aiuto".