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Ted Cruz, l'anti-Trump che può sfidare la Clinton

E' conservatore, piace ai Tea Party, vuole abbassare le tasse ed è un duro sull'immigrazione clandestina. E non è Donald Trump, che farebbe perdere le elezioni ai Repubblicani. Stiamo parlando del senatore Ted Cruz, il candidato alle primarie che potrebbe essere il vero sfidante di Hillary Clinton.

Ted Cruz

L’alternativa a Donald Trump oggi c’è e si chiama Ted Cruz. Non perché Trump sia in sé l’uomo da battere, ma perché Trump è l’uomo che può concretamente far perdere le elezioni presidenziali del 2016 ai Repubblicani. Tra i Repubblicani, solo il senatore Cruz, che al Congresso federale di Washington rappresenta il Texas, è, in questo momento, capace di relegare Trump in un cantuccio. I dibattiti televisivi tra gli aspiranti Repubblicani andati in scena in agosto e in autunno hanno infatti sempre premiato Trump. In un paio di occasioni, Carly Fiorina e Ben Carson sono riusciti a tenere testa al re del mattone newyorkese, ma sono stati fuochi di paglia. Il caso di Cruz sembra invece più solido. Cruz non è un neofita e non appartiene ai politici da rottamare; è sufficientemente addentro alle meccaniche di partito e al contempo può giocare la carta dell’uomo nuovo. Ma soprattutto ha la retorica pubblica giusta per non sottrarsi alla questione che adesso tiene banco nell’elettorato americano: l’immigrazione.

Quello dell’immigrazione è un problema serio, di attualità e di prospettiva. Benché parecchio diversa da come si manifesta in Europa, la questione dell’immigrazione angoscia una porzione ampia dell’elettorato statunitense. Farne la radice di ogni male, come una parte di quell’elettorato fa, è sbagliato, ma non per questo quella parte dell’elettorato americano smette di farlo. In qualunque modo la si giudici, questa percezione soggettiva è un fatto con cui fare i conti. Ma da soggettiva la questione diventa oggettiva se si considera l’incidenza che il fattore immigrazione ha, e sempre più avrà, sulla composizione demografica degli Stati Uniti. La popolazione bianca degli Stati Uniti si sta infatti assottigliando. Lo farà sempre più. La questione dell’elettorato “ispanico”, legato all’immigrazione, diventa dunque decisiva e su questo fronte i Repubblicani debbono ancora lavorare molto e sodo. Soprattutto debbono scegliere una linea quanto più possibile unitaria. Procedere in ordine sostanzialmente sparso come hanno fatto sinora significa creare un vuoto enorme che gli avventurieri alla Trump colmano in maniera caricaturale sì, ma pure efficace: efficace per i nemici dei Repubblicani, che con politiche urlate e sgangherate come quelle di Trump vanno a nozze.

L’unico che in questo momento pare rendersene conto è appunto Cruz. Cruz ha il physique du rôle per conquistare la destra dell’elettorato (è un conservatore, è pro-life, i “Tea Party” lo amano), ha pure i numeri per attrarre il consenso di diversi “indipendenti” allarmati dalla questione immigrazione e forse, su questo argomento, sta riuscendo a catalizzare l’attenzione anche di quell’elettorato moderato che le mattane di Trump invece alienano. Tant’è che per la prima volta in maniera seria il senatore del Texas ha surclassato il magnate nei sondaggi. Le cifre dei sondaggi sono sempre ipotetiche e quindi bisognerà attendere i primi numeri veri, quelli della prima tornata di primarie, in Iowa, il 1° febbraio; ma il dato cui prestare comunque attenzione sin d’ora è che il vantaggio del 31% dei consensi Repubblicani con cui Cruz sta polverizzando il 21% di Trump è stato registrato proprio in Iowa in un sondaggio commissionato dal maggiore quotidiano di quello Stato, The Des Moines Register, alla rinomata Bloomberg Politics.

Oggi Cruz propone un giro di vite sull’immigrazione legale, condizionandola al fabbisogno, in declino, di forza lavoro degli Stati Uniti, e si oppone decisamente a qualsiasi sanatoria per gl’immigrati clandestini (circa 11 milioni). Qualche anno fa si mostrava più possibilista, persino più morbido. Sosteneva posizioni non lontane da quelle attualmente sostenute dal senatore della Florida, Marco Rubio, anch’egli in corsa nelle primarie presidenziali, che invece tendono a cercare un modo per naturalizzare gl’illegali. Solo che oggi i sondaggi dell’Iowa danno Rubio quarto tra i Repubblicani con un misero 10%. Cruz sembra cioè avere trovato la chiave giusta: fermezza, ma senza strepiti, e persino qualche intelligente paracadute come quando, appunto sugl’immigrati illegali, chiude sì totalmente, ma aggiunge che questo vale almeno finché le frontiere con il Messico non saranno sicure (da trafficanti di droga, bande criminali, magari persino terroristi).

Sarà lui il Repubblicano che sfiderà Hillary Clinton? Impossibile dirlo finché le primarie non entreranno nel vivo (tra marzo e aprile), ma soprattutto fino a quando non risulterà chiaro se l’establishment del Partito Repubblicano vorrà sposare la proposta politica, in specie sull’immigrazione, di Cruz. In tesi oggi l’establishment del partito non è lontano dalle sue sensibilità politiche. Se il matrimonio avvenisse, un finale Cruz contro Clinton diverrebbe verosimile. Ma così la pressante questione della composizione demografica dell’elettorato, argomento su cui il Partito Repubblicano è già in ritardo, verrebbe procrastinata ancora una volta, spostando i problemi invece di risolverli.