• IL DIBATTITO

Turchia: spose bambine, nella legge e nella realtà

Spose bambine: in Turchia sono mezzo milione dal 2002 ad oggi. I matrimoni precoci sono il 14% del totale, nelle aree rurali addirittura un quarto di tutte le coppie. E basta il "consenso" della famiglia. Una legge che voleva legalizzare questa pratica è stata rinviata, ma questa triste realtà è comunque in crescita.

Sposa bambina

Il vivace dibattito e la protesta di piazza su una legge turca hanno svelato un volto nascosto e alquanto controverso del paese alle porte dell’Europa: il matrimonio di minorenni. Uomini adulti “sposano”, ragazzine minorenni, anche se la legge prevede che l’età del consenso sia (come in tutta Europa) al 18mo anno di età. I casi sono centinaia di migliaia. Uno di questi è l’ex presidente Abdullah Gul, che a 30 anni suonati aveva sposato una quindicenne. Una nuova legge, proposta dal partito islamico al governo, l’Akp, avrebbe legalizzato le coppie esistenti, introducendo il “matrimonio riparatore” con la minorenne, fermo restando il consenso dei coniugi e/o quello delle loro famiglie. Ma dopo una corale protesta trasversale e la mobilitazione dell’opinione pubblica (un caso raro, di questi tempi), la legge è tornata in Commissione per approfondimenti. Tutto finito? No. E già la scorsa estate la magistratura ha, di fatto, legalizzato il matrimonio minorile in Turchia.

Gli uomini che “sposano” una minorenne possono finora essere accusati di abuso sessuale su minori. La legge proposta dall’Akp propone di legalizzare queste situazioni, fermo restando il consenso della ragazza. O anche quello della sua famiglia. Ravza Kavakci Kan, dell’Akp, una delle promotrici della legge, ritiene che lo scopo della nuova norma sarà quello di: “Ridare una vita normale a quelle giovani donne che sono sposate da minorenni in base a norme tradizionali e ora si ritrovano con figli a carico e soffrono perché i loro mariti sono in prigione”. Per spiegare il concetto di “consenso” applicato a minorenni, la Kavakci Kan illustra un esempio limite: “quando la donna ha 15 anni e l’uomo ne ha 17, si sposano, sono entrambi minorenni, un po’ di anni dopo hanno figli, vanno dal medico per la prima visita o riconoscono il figlio, il dottore e il funzionario devono riferire del loro caso. Se è riconosciuto come un matrimonio fra minorenni, adesso che hanno rispettivamente 24 e 26 anni, il marito finisce in prigione”. 

Nella maggior parte dei casi, però, come per la vicenda dell’ex presidente Gul, l’uomo è maggiorenne e ha il doppio degli anni della “moglie”. Il numero delle minorenni sposate è pari a 14 volte quello dei minorenni. E il consenso non sempre si può dimostrare. “Uno dei principali punti deboli della legge è la parola ‘consenso’ – spiega la scrittrice Elif Shafak – Cosa vorrà mai dire consenso? Qui stiamo parlando di bambine. Così, se lo stupratore si accorda con la famiglia della vittima, o se minaccia o ricatta la famiglia della vittima, quest’ultima fa molto probabilmente un passo indietro, ritira la denuncia, dice: ‘Ok, c’è il consenso, non c’è stata alcuna violenza’”. Tecnicamente si tratta di legalizzare la pedofilia, anche se lo scopo è quello di alleviare la sofferenza della vittima lasciandole il carnefice accanto. Ed è esattamente in questi termini nudi e crudi che la nuova legge è stata accolta dall’opposizione e dall’opinione pubblica più secolarizzata. Erano soprattutto donne quelle presenti alla manifestazione di protesta di sabato scorso a Istanbul, Smirne e Trebisonda. Poche migliaia di persone in tutto, non certo una massa enorme, ma un atto di coraggio in un periodo in cui la repressione e la militarizzazione della società sono molto forti. Kadema, l’Associazione per le donne e la democrazia, protagonista della protesta, è presieduta da una delle figlie del presidente Erdogan, Sumeyye. 

Nel giorno del voto parlamentare, la legge del “matrimonio riparatore” è stata rimandata in Commissione, appunto. Non è stata cestinata, ma solo rinviata. Il premier Binali Yildrim dichiara che occorre più tempo affinché i partiti di opposizione “elaborino le loro proposte” e per “ascoltare la voce” della società civile. Alla fine, le pressioni, dall’alto, dalle piazze e dall’Onu, sono state troppo forti per far passare una norma così eclatante. Ma anche se non passasse del tutto, c’è sempre la realtà ad andare nel senso opposto. La Corte Costituzionale, a luglio, ha già cancellato parte del codice penale: non tutti gli atti sessuali con minori di 15 anni sono ora considerati come abusi di minorenni. Il matrimonio minorile, celebrato con rito tradizionale religioso, riguarda, dal 2002 (primo anno di governo dell’Akp) ad oggi, 438mila minorenni. 440mila ragazze minorenni sono diventate madri. Fra queste, circa 16mila hanno meno di 15 anni. Sono delle mamme bambine, appena entrate nell’età fertile. Il rischio di mortalità da parto è, per loro, di 4 volte superiore rispetto a quello corso dalle madri maggiorenni. I matrimoni precoci sono il 14% del totale. Fra le città risulta incredibilmente in testa l’europea Istanbul (17% dei casi) e nelle aree rurali, circa un quarto dei matrimoni (24,6%) è contratto con minorenni. I casi di abusi su minori sono triplicati negli ultimi dieci anni. Sono cifre da capogiro che registrano un radicale cambiamento di mentalità.