• LAZIO

"Tutti Anna Frank", ma non conosciamo l'antisemitismo

Maglia contro l'antisemitismo

Tutti, dal presidente Mattarella all’ultima trasmissione di calcio delle Tv locali, passando per la Cei e per l’intero arco costituzionale… tutti, ma proprio tutti hanno espresso il massimo dello sdegno possibile per lo “scherzo” degli ultras della Lazio: diffondere allo stadio, nella curva della Roma la foto di Anna Frank con indosso la maglia romanista. Un messaggio chiaro: finirete come lei. Cioè: finirete sterminati come gli ebrei. Ed è rivelatore di quanto antisemitismo vi sia ancora nelle curve delle tifoserie. Ebbene, a questo messaggio intimidatorio è seguita una levata di scudi corale, che però non appare affatto sincera.

Ieri ha fatto scandalo l’audio rubato a Claudio Lotito, presidente della Lazio, recatosi in sinagoga per mostrare la sua solidarietà con la comunità ebraica. “Facciamo ‘sta sceneggiata” lo si sente dire a microfoni spenti (per poi smentire, a microfono acceso). Viene il dubbio su quanti di coloro che oggi condannano a microfono aperto, a microfono spento dicono cose analoghe a quelle di Lotito, o anche peggio. Quanti staranno recitando una parte, senza sentirla. La reazione corale, le prime pagine di tutti i quotidiani, le fotocomposizioni della Repubblica (con Anna Frank vestita con tutte le maglie delle squadre italiane), il discorso del presidente Mattarella, le gite collettive per tifosi della Lazio ad Auschwitz, la lettura di brani del Diario di Anna Frank da parte dei giocatori, la trasmissione di documentari sull’Olocausto o di interviste ai reduci prima delle partite di calcio, serviranno a qualcosa? O avranno lo stesso effetto dei gessetti colorati o delle immagini di profilo Facebook “Je suis (la vittima del momento)” dopo ogni strage dell’Isis? Sensibilizzeranno l’opinione pubblica al problema dell’antisemitismo? O creeranno l’effetto opposto, visto che molti già, su tutti i social network, lamentano la sproporzione fra l’atto vandalico in sé (una colpa punibile con un Daspo) e la reazione di tutte le autorità italiane?

E’ una presa di posizione politica, è il consueto riflesso condizionato antifascista che scatta ad ogni manifestazione di fascismo. Che è tanto più forte quanto aumenta la paura dei "nuovi fascismi" veri o presunti. Ma c'entra poco con una presa di coscienza seria sull'antisemitismo, perché la cultura italiana, in tutti questi anni di minacce alle comunità ebraiche italiane ed europee, non ha mosso un dito. Non si è mobilitata per la strage del Hypercacher di Parigi, eclissata dalla strage di Charlie Hebdo. L’opinione pubblica quasi non ricorda il massacro della scuola ebraica di Tolosa. Non ricorda neppure l’attentato al museo ebraico di Bruxelles, che pure coincideva con la visita di Papa Francesco in Israele. Nessun intellettuale, fra quelli che oggi si stracciano le vesti per l’adesivo degli ultras, ha profferito parola sulla risoluzione dell’Unesco che disconosce la paternità ebraica sul Muro Occidentale di Gerusalemme, cancellando di fatto millenni di tradizione ebraica e cristiana. L’antisemitismo è tollerato dalla cultura, purché sia mascherato da antisionismo. Ma ne mantiene le stesse identiche caratteristiche. “E dire che Israele è un «paesucolo» come disse nientemeno che Mikis Teodorakis oppure disegnare Sharon come un mostro alla Goya, mentre sgranocchia teste di bambini palestinesi il cui sangue gli gocciola sul petto nudo – scrive Fiamma Nirenstein nel suo ultimo editoriale su Il Giornale – E’ solo una virgola in una serie che include anche la sottoscritta, quando Vauro mi disegnò con il fascio e la stella di David sul petto, mi chiamò «Frankenstein» facendomi il naso adunco e non solo i giudici gli dettero ragione, ma i giornali di sinistra si preoccuparono soprattutto di insistere: non era antisemitismo, ma critica politica”.

Non c’è una vera coscienza sull’antisemitismo neppure nella diplomazia italiana. Il 17 ottobre è stato invitato a Venezia, per un simposio sul potere marittimo, l’ammiraglio Habibollah Sayyari, della marina iraniana. Una visita più unica che rara, sul continente europeo, di un alto ufficiale delle forze armate di un regime che dichiara esplicitamente di volere la distruzione dello Stato ebraico. Un regime che, da Khomeini in poi, espone in pubblico il conto alla rovescia per il giorno in cui Israele sarà distrutto. Troviamo assolutamente normale che la Alta Rappresentante della Politica Estera europea, l’italiana Federica Mogherini, difenda lo stesso regime iraniano dalle accuse di Donald Trump e prema per la fine delle sanzioni internazionali. Per cosa sarebbero mai state applicate quelle sanzioni? Per il programma nucleare e missilistico. E a cosa serve il programma nucleare e soprattutto quello missilistico (che non dà adito a dubbi)? La risposta è il conto alla rovescia di cui sopra.

Non c’è una vera coscienza sull’anti-semitismo perché non c’è alcuna coscienza su un fenomeno ad esso strettamente interconnesso: l’anti-cristianesimo. Perché i moderni anti-semiti, sono gli stessi che istigano azioni e discorsi anti-cristiani, li giustificano nel nome della “tolleranza”, ritengono che sia inesistente la cristiano-fobia e al tempo stesso accusano i cristiani di omo-fobia e islamo-fobia. “La stessa filiera che produce anti-sionismo e anti-semitismo produce anche anti-cristianesimo – spiega alla Nuova Bussola Quotidiana Niram Ferretti, autore del nuovo libro Il sabba intorno a Israele sulla moderna demonizzazione dello Stato ebraico e delle comunità ebraiche in Occidente – E’ la filiera che produce una ideologia contro l’Occidente e contro le sue radici, che sono sia ebraiche che cristiane. E’ vero che l’anti-sionismo non è interamente sovrapponibile all’anti-semitismo, ma è solo una delle sue molteplici facce. E’ un capitolo di quel grande romanzo criminale che è stato scritto contro gli ebrei. L’anti-cristianesimo è chiaramente un altro capitolo di un romanzo ancora più ampio scritto contro l’Occidente. Ci sono due filoni: quello di stampo marxista, prima sovietico, poi riciclato nel terzomondismo, nell’anti-imperialismo e nell’anti-globalismo. E poi c’è quello islamico. In quest’ultimo filone, si sta affermando una vera e propria nuova teologia della sostituzione: l’islam dovrebbe sostituire sia l’ebraismo che il cristianesimo. Una teologia che non viene sostenuta solo da radicali islamici, ma anche da molti solerti simpatizzanti occidentali, soprattutto nel mondo del radicalismo di sinistra”.