a cura di Benedetta Frigerio
  • Indonesia

Un messaggio al mondo dei cristiani pentecostali indonesiani perseguitati dall’Islam estremista

 

“Vogliamo che il mondo sappia che stiamo soffrendo per Cristo. Negli ultimi anni circa 20 fedeli sono stati uccisi ogni anno, a casua della loro fede in Cristo. Ma non scendiamo a compromessi. Siamo persone che vivono per e con Cristo”. Con queste parole sì si rivolge al mondo tramite l’agenzia Fides il pastore Johannis Hus Lumenta, segretario generale della Chiesa pentecostale in Indonesia. Nel più grande paese musulmano (257 milioni di abitanti) i pentecostali sono oltre tre milioni. Su pressione di partiti e gruppi estremisti, cresce l’opposione da parte delle autorità locali e si danno casi chiese bruciate e di fedeli aggrediti e uccisi. “Una ulteriore complicazione nella vita dei cristiani è la legge sulla blasfemia introdotta nel 1965 – prosegue il pastore Lumenta – fino al 2004 è stata invocata e utilizzata in rari casi. Ma nel decennio successivo all'elezione di Susilo Bambang Yudhoyono come presidente ci sono stati 89 casi portati in tribunale e 89 persone imprigionate per blasfemia”. Durante il mandato del suo successore, l’attuale presidente Joko Widodo altre 17 persone sono state condannate a pene detentive in base ad accuse formulate da estremisti musulmani. Tra queste c’è anche l’ex governatore di Jakarta, il cristiano Basuki Tjahaja Purnama che nel 2017 è stato processato e condannato a due anni di carcere per aver insultato l’Islam. Purnama aveva dichiarato che i suoi avversari politici usavano il Corano per ingannare gli elettori e tanto era bastato perché scattasse la denuncia. L’Indonesia è al 38° posto nell’elenco 2018 dei 50 paesi che più perseguitano i cristiani, redatto da Open Doors.