• LA RIVISTA DEI GESUITI

«Unione Europea o barbarie!» Civiltà Cattolica si schiera

Presentando il 25 aprile un volume su temi europei, la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, prende una posizione netta: integrazione, incontro coi migranti, lotta ai populismi. Sia il direttore Spadaro che l'autore, mons. Hollerich, aricevescovo di Lussemburgo, mettono in guardia dai populisti, che giudicano come proto-totalitari. 

Antonio Spadaro

Civiltà Cattolica prende posizione in vista delle elezioni europee del 26 maggio. Lo fa con un volume della collana Accènti interamente dedicato all’Europa e uscito nel giorno della Festa della Liberazione. Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti, presenta quest’ultimo lavoro editoriale con un articolo d’introduzione a sua firma in cui ne spiega l’intento principale: “ci interessa - scrive il religioso siciliano - formare e informare le coscienze, affinché scelte importanti per il futuro non siano dettate solo da valutazioni di opportunità di breve o brevissimo respiro, da paure generalizzate o da mero rancore”.

Con il consueto attivismo social che lo contraddistingue, il direttore della Civiltà Cattolica ha pubblicizzato in grande stile l’uscita del volume, accompagnando i suoi tweet “promozionali” con le immagini di una manifestazione anti-Brexit e rilasciando una lunga intervista ai microfoni di Radio Radicale.  Oltre agli slogan pro-Ue del popolo del “Remain”, la strategia comunicativa di Spadaro si è servita anche delle fotografie affiancate di Steve Bannon e Aleksandr Dugin, presentati come i “sacerdoti dei populismi che evocano un falso mondo pseudo-religioso, negando il cuore della teologia, che è l'amore di Dio e l'amore del prossimo”. Una citazione, quest’ultima, tratta dall’articolo di punta del volume di Civiltà Cattolica dedicato all’Europa. Si tratta di un’analisi storico-politica scritta da monsignor Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, e che Alberto Melloni ha già definito “la più importante posizione cattolica nella politica europea degli ultimi 40 anni”. Il testo è destinato inevitabilmente a suscitare un vivace dibattito fra gli addetti ai lavori e si presenta come una sorta di manifesto programmatico in vista delle elezioni del 26 maggio nel quale si cerca di spiegare perché la Chiesa dovrebbe sposare in pieno la causa europeista.

A muovere la penna di monsignor Hollerich è la paura che dalla prossima tornata elettorale possa fuoriuscire uno scenario in grado di mettere in discussione il processo dell’integrazione europea. Secondo il vescovo – anch’egli gesuita – il più grande limite di Bruxelles fino ad oggi è stato quello di farsi percepire dagli abitanti dei Paesi post-comunisti come il risultato di “un’integrazione verso l’Europa occidentale e non un’integrazione veramente paneuropea”. Riconosciuta questa mancanza, però, la riflessione passa ad elencare i presunti lati positivi dell’Unione Europea definita “un progetto per la pace” che “non ha fallito in queste promesse”, “garanzia di stabilità (…) nel mondo”, “motore di sviluppo economico” che ha “anche contribuito al benessere dei cittadini”. Agli occhi di Hollerich, l’integrazione europea sarebbe oggigiorno minacciata dalla diffusione delle paure, terreno fertile per l’“ascesa dei populismi”. Questi ultimi sono il vero bersaglio della riflessione del gesuita che li considera pericolosi a tal punto da presentarli come “anticamera dei totalitarismi”. Steve Bannon e Aleksandr Dugin vengono individuati come uomini-simbolo dei populismi (o identitarismi): l'ex chief strategist di Donald Trump ed il filosofo russo estimatore di Vladimir Putin sarebbero i principali ispiratori di “dinamiche che alla fine divoreranno il cristianesimo stesso”. I populismi, dunque, attingendo ad un “cristianesimo autoreferenziale”, sarebbero una minaccia mortale non solo per l’Unione Europea ma per la Chiesa stessa.

La lettura dell’arcivescovo del Lussemburgo intreccia la crisi di credibilità delle istituzioni europee con quella della Chiesa e tira in ballo il tema delle migrazioni: “L’Europa – scrive con toni accorati - rimarrà cattolica se sapremo vivere questo incontro con i migranti in maniera adeguata al Vangelo”. Una strada, secondo Hollerich, non percorsa adeguatamente fino ad oggi dal momento che “il dramma dei rifugiati e dei migranti nel Mediterraneo” viene definito “una vergogna” per il Vecchio Continente. Le sfide poste da questi flussi, inoltre, manifesterebbero anche i ritardi della Chiesa, ritenuta a volte “più un freno che un motore”. Nel ripercorrere le cause di ciò, il gesuita ritorna al Concilio Vaticano II e alla successiva nascita delle Conferenze episcopali nazionali: dal suo punto di vista, questi organismi contribuiscono a “cementare nell’immaginario cattolico lo Stato-nazione” facendo “perdere una parte della nostra vocazione universale”. Hollerich, poi, arriva a sostenere che “l’universalità del latino ha ceduto il posto alle lingue nazionali, ma la liturgia nelle lingue nazionali ha dimenticato i valori di apertura e di dialogo del Concilio Vaticano II”. Il concetto di Chiesa-nazione, così come quello di Stato-nazione, andrebbe – a suo dire - superato perché potrebbe favorire il senso di esclusione dei migranti e perché – sembra intuirsi tra le righe – è necessario che al progetto di integrazione politica europea vada di pari passo un progetto di integrazione europea ecclesiale. Un processo da cui indubbiamente ne uscirebbe rafforzato il ruolo della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea di cui l’autore dell’articolo è attuale presidente.

Ma il tema delle migrazioni è strettamente connesso anche a quello delle identità: secondo il presule, “l’identità è molto diversa da un passaporto, che possiamo metterci in tasca”. I populismi sarebbero responsabili, a suo dire, di costruire “false identità” denunciando nemici additati come causa di tutti i mali (Ue e migranti). In questo senso, anche il richiamo ad “un’identità europea ‘cristiana’” finisce nel mirino di Hollerich perché si declinerebbe in “desideri politici” contrastanti con “una prospettiva fondata sul Vangelo”. Il testo pubblicato sulla Civiltà Cattolica, poi, riprende – incoraggiandole ulteriormente - quelle che sono state priorità dell’ultima Commissione Europea: la lotta alle cosiddette fake news e la sfida ecologica. Mentre, sul piano delle politiche sociali, promuove il cosiddetto piano Juncker, lamentando anche il fatto che se ne sia parlato troppo poco.

L’importante articolo di Hollerich termina con un appello alla Chiesa, chiamata ad accompagnare i “sogni e le speranze” rappresentate – a suo dire – dal progetto d’integrazione europea, “con una maggiore consapevolezza che essa non esiste per essere servita, ma per servire”. Una presa di posizione confermata e ribadita dallo stesso padre Spadaro nell’introduzione al volume uscito il 25 aprile. Qui, infatti, il direttore di Civiltà Cattolica insiste nel proporre un collegamento tra populismi contemporanei e totalitarismi novecenteschi, sostenendo che “interrompere il processo europeo significa, di fatto, evocare spettri che avevamo messo a tacere”. Nelle righe finali della sua introduzione, Spadaro non nasconde che l’operazione editoriale lanciata dalla rivista dei gesuiti sia stata concepita per far sì che “chi ci legge possa riflettere e fare scelte personali, esercitando attivamente e consapevolmente la propria responsabilità” in vista delle elezioni europee. E con parole ancora più nette, il religioso messinese arriva alla conclusione che “i cristiani non possono ritirarsi di fronte al compimento delle loro responsabilità storiche nei confronti del futuro del nostro Continente, e questo richiede scelte politiche precise e coerenti”. Un concetto che potrebbe essere interpretato, alla luce della chiara sconfessione di tutte quelle che forze che “sembrano mettere in discussione persino l’esistenza stessa di un processo di costruzione dell’Europa”, come un’indicazione di voto nemmeno troppo velata. Per capire a beneficio di chi è sufficiente leggere i programmi (o osservare i simboli) dei partiti e dei movimenti politici italiani che si presenteranno agli elettori nella fondamentale tornata elettorale del 26 maggio.