• L’INTERVISTA

«Unplanned, arriva in Italia il film-verità sull'aborto»

«Vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell’aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù». Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, spiega alla Nuova BQ come è riuscita ad acquisire i diritti di Unplanned, il film - boicottato dal mainstream - che narra la storia vera di Abby Johnson, convertitasi alla causa pro vita dopo aver partecipato a un aborto.
-UN SUCCESSO CHE SA DI MIRACOLO, di Luca Volontè

Unplanned sarà distribuito in Italia. Dopo un’estenuante trattativa, durata più di sei mesi, Federica Picchi, fondatrice della Dominus Production, è riuscita a ottenere i diritti per la distribuzione italiana del film che negli Stati Uniti sta suscitando un duro ma provvidenziale dibattito tra pro life e pro choice sul tema caldo dell’aborto. Una pellicola che è riuscita a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il mainstream progressista.

Unplanned narra la storia (vera) di Abby Johnson, una donna di 39 anni convertita alla causa pro vita dopo aver lasciato il suo lavoro alla Planned Parenthood, la potentissima organizzazione abortista che le aveva affidato la direzione di una clinica nel Texas (premiandola, nel 2008, come «dipendente dell’anno»). La svolta per Abby Johnson arrivò nel 2009, quando, a causa di un’improvvisa carenza di personale, le chiesero di coadiuvare un medico in un’operazione di routine: abortire un feto alla tredicesima settimana. Nel vedere il bambino contorcersi disperatamente e scappare per evitare di essere risucchiato dall’aspiratore, Abby Johnson comprese per la prima volta la grande menzogna nascosta dietro al “diritto” all’aborto.

La Nuova Bussola, che si era già occupata del film (clicca qui), ha raggiunto telefonicamente Federica Picchi per un’intervista.

Federica Picchi, lei ha scritto testualmente in un suo recente post: “È stato il film più difficile da prendere della mia vita”. Ci spiega perché la trattativa è stata così complicata?
Le trattative di acquisto di film internazionali importanti sono tutte abbastanza complesse. Solitamente però il dialogo si porta avanti con una sola persona, produttore o agente che sia. Per Unplanned, invece, le interfacce sono state davvero molte. Non mi è mai capitato di dovermi confrontare con così tanti soggetti differenti: i produttori, poi i due registi, e ancora i produttori esecutivi...

Come spiega questi dialoghi “obbligati” a cui si è dovuta sottoporre?
Unplanned è un film nato da un loro enorme atto di amore e di coraggio, quindi chi entra nel loro team è giusto che abbia le carte in regola, che abbia il loro stesso sentire. Dovevo meritarlo, mettiamola così.

Che non cercassero un distributore a caso, visto il tema delicato, possiamo immaginarlo. Colpisce però la sua tenacia nell’aspettare per così tanto tempo un loro “sì”.
Quando una casa sta bruciando e trovi un estintore non solo funzionante ma di grande efficacia, nessun ostacolo burocratico, nessun vincolo, pesante che sia, ha il potere di piegarti. Le infinite interruzioni della trattativa e riprese di dialogo mi avrebbero forse fatto desistere se si fosse trattato di un film con un tema differente.

E invece?
È che Unplanned è più di un film. È lo strumento che permetterà di scoperchiare finalmente il vaso di Pandora, proiettando un fascio di luce nell’angolo più buio della storia dell’umanità. Questo dev’essere chiaro a tutti.

Tra l’altro nei cinema statunitensi Unplanned è andato benissimo.
Oltre ogni più rosea aspettativa. Solo nel primo fine settimana di proiezione ha portato in sala più di un milione di persone. Un successo enorme. Le persone sono attirate dalla Verità e Unplanned è decisamente il film-verità più netto e convincente mai girato. Non a caso è stato furiosamente boicottato.

Cioè?
La prima di Unplanned è stata preceduta da una indecorosa campagna di attacchi contro Pure Flix, il distributore americano. Oltre a bloccare l’account Twitter ufficiale del film, molti media hanno accuratamente evitato di dare la notizia della sua uscita…

Malgrado i numeri al botteghino?
Sì, malgrado i cinema pieni. Il perché è semplice: Unplanned ha il torto di attaccare la più grande azienda di aborti di massa del mondo: Planned Parenthood. Ci sono troppi interessi dietro al  “business” dell’aborto… I fautori di questo crimine, vestito di finta libertà, hanno paura. Temono che le persone e l’intera opinione pubblica possano scoprire la verità e cambiare idea, come successo ad Abby Johnson. Questo per loro è inaccettabile.

Cosa si aspetta dal pubblico italiano?
Guardi, nella nostra società si può mostrare qualsiasi cosa, è assolutamente tutto lecito. La rappresentazione della nascita di un essere umano nel grembo di sua madre, però, può essere causa di divieti, denunce, ordinanze; il caso del manifesto con un feto vietato a Roma dal sindaco Raggi parla da solo. Dico solo questo al pubblico italiano: vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell’aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù. È una sfida al sistema, forse la più importante mai fatta dal cinema.

Quanto si dovrà aspettare per l’uscita del film nelle sale?
Ora che sono definiti tutti i diritti inizia il vero lavoro del distributore: il doppiaggio, gli adattamenti video, le lavorazioni grafiche, le autorizzazioni tecnico-burocratiche, la stipula dei contratti di fornitura con le sale cinematografiche partner dell’uscita. Non ultimo dobbiamo informare il pubblico dell’arrivo di questo meraviglioso film.

Si può ipotizzare una data?
Lavorandoci intensamente spero di portarlo nelle sale per il prossimo 30 gennaio.

La Dominus Production ha già portato in Italia pellicole di impatto, come Cristiada (film sulla persecuzione anticattolica del popolo messicano), Una canzone per mio padre (la storia vera di Bart Miller e della sua canzone volata in cima alle classifiche americane), God’s Not Dead 1 e 2. Come si colloca Unplanned in questa galleria e cosa significa per lei questo nuovo film?
È il film che aspettavo da una vita. È quello che da solo giustifica tutte le fatiche e i sacrifici fatti per la creazione dei Dominus Production. Per chiudere il contratto di questo film ho accettato costi e rischi ben al di sopra delle nostre possibilità, e che sinceramente non avrei mai assunto per nessun’altra pellicola. Da qui molte notti insonni... Distribuirlo in Italia è un lavoro enorme e una responsabilità grande, ma con l’aiuto di tutti i supporter nazionali e territoriali di Dominus possiamo farcela.

Il popolo pro vita che aspettava trepidante questo film ha ora un modo concreto per sostenere il progetto Unplanned?
Trattandosi del film di denuncia più importante mai uscito in Italia, desidero che la promozione per Unplanned sia più imponente di qualsiasi altra pellicola uscita nel nostro Paese. Chiediamo dunque un sostegno forte a tutti coloro che combattono la cultura di morte che ci circonda e che sognano invece una vera “Rivoluzione della Vita”. Sappiamo che sono molti, anche giovani. Abbiamo avviato una campagna di raccolta fondi sia sulla pagina del film www.unplanned.it che sulla pagina Facebook.

C’è un aneddoto di questa trattativa che vuole raccontare ai lettori?
Ce ne sarebbero tanti. Quello che mi rimarrà più impresso è che quando con gli americani siamo finalmente arrivati all’accordo finale, alle 3 del mattino e dopo una lunga e “popolata” conference call oltreoceanica, abbiamo terminato con una preghiera corale così profonda e intensa da far venire i brividi. Non mi era mai capitato di siglare un contratto con una preghiera.