a cura di Riccardo Cascioli
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Uragano Florence? «Colpa di Trump»

L'uragano Florence

L'uragano denominato Florence s'è abbattuto venerdì mattina con venti a circa 90 miglia orarie (145 Km/h) sulle coste della Carolina del Nord, precisamente a Wrightsville Beach, vicino a Wilmington, ed è previsto che prosegua la sua lenta marcia, a circa 3 miglia orarie (poco meno di 5 km/h), verso sudovest per poi piegare verso nord sabato mattina. Sono state assunte misure di sicurezza straordinarie, che speriamo bastino a evitare perdita di vite umane. La situazione permane molto pericolosa, e quindi a maggior ragione sarebbe bene astenersi dal buttarla in caciara (pseudo)politica e dallo sfruttare l'evento per strepitare contro il riscaldamento globale antropogenico, come purtroppo è già accaduto, prima ancora che Florence toccasse la costa.

Il Washington Post ha accusato il presidente Trump di “essere complice” di questi eventi estremi, perché si è sfilato dall'accordo di Parigi e si rifiuta di contrastare il riscaldamento globale. La Stampa si accoda, puntando il dito contro Trump con argomenti bislacchi (dice in sostanza: non sappiamo se quest'uragano sia causato dall'uscita degli USA dall'accordo di Parigi, ma il fatto che sia capitato proprio adesso spinge decisamente a ritenerlo, non sarà mica casuale...): “Secondo gli storici, era dal 1954 che un uragano di queste proporzioni non colpiva la costa della Carolina, e questo dato porta inevitabilmente con sé delle polemiche politiche. Perché proprio ora? È l’ennesimo segno che il riscaldamento globale è vero e già colpisce gli Stati Uniti, nonostante l’amministrazione Trump abbia deciso di sminuire la minaccia e abbandonare l’accordo di Parigi sul clima? Le prove scientifiche di questo collegamento sono difficili da confermare, ma l’evidenza dei fatti spinge a riflettere.”

Per evitare confusione e affermazioni avventurose giova forse qualche dato attendibile. Come ha fatto notare Paul Homewood, la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration, ente statunitense che si occupa di meteorologia e climatologia) continua a pubblicare grafici che mostrano l'aumento degli uragani in USA nel corso degli ultimi decenni (vedi qui). Ma gli uragani, a seconda della forza dei venti, sono classificati in cinque categorie, da EF-0 a EF-5, e la stessa NOAA riconosce che svariate ragioni (tra le quali l'impiego di una strumentazione ancora poco sensibile) rendevano più difficile almeno fino agli anni Settanta che venissero rilevati gli uragani più deboli: “oggi, quasi tutti gli Stati Uniti sono abbastanza popolati, o almeno coperti dai radar meteo Doppler di NOAA. Le migliorate condizioni di osservazione dei tornado [qui “tornado” è sinonimo di “uragano”] hanno portato ad un aumento del numero di tornado più deboli segnalati, e negli ultimi anni i tornado EF-0 sono diventati prevalenti nel numero totale dei tornado segnalati.”

Quindi, per avere un'idea affidabile sulla reale frequenza degli uragani negli USA dagli anni Cinquanta ad oggi è necessario escludere dal computo i più deboli, gli EF-0 (qui la conta degli uragani EF-0 registrati dal 1970 al 2017). Se lo si fa, e si contano solo gli uragani di categoria EF-1 e superiore, il grafico che ne risulta non mostra alcun trend crescente dal 1954 ad oggi: vedi qui quanto pubblicato in proposito da NOAA. Anche la frequenza di uragani EF-1 non mostra alcuna tendenza all'aumento (vedi qui). Il computo degli uragani di categoria EF-2 e superiore presenta un trend calante (vedi qui). In calo anche la frequenza degli uragani più forti, ossia quelli di categoria EF-3 e superiore: qui il grafico NOAA, e qui quello aggiornato a tutto il 2017 (i dati NOAA sono reperibili qui). Inoltre, Roger Pielke jr. ha mostrato in questo studio che dall'inizio del XX secolo ad oggi vi è un trend calante per quanto riguarda gli uragani di categoria EF-3 e superiore che colpiscono il suolo USA (vedi qui). Ad analoghe conclusioni è giunto il dr. Roy Spencer, evidenziando un marcato trend discendente dagli anni Trenta ad oggi. 

Sono tutti dati che autorizzano ad affermare che non consta alcun nesso causale tra il cosiddetto “riscaldamento globale” e la frequenza e la violenza degli uragani in USA. (Alessandro Martinetti)