• IOWA E CALIFORNIA

Usa, nuove vittorie e sconfitte per la libertà religiosa

Iowa, una chiesa rischia di essere multata per le sue omelie e per il fatto di avere bagni pubblici e spogliatoi divisi in base al sesso. Ricorre in tribunale e vince. California, una legge obbliga i centri per la gravidanza a informare le donne sulla pianificazione familiare. E qui il giudice nega la libertà di coscienza.

Protesta di fronte a una clinica abortista

Si arricchisce di due nuovi capitoli la battaglia per la libertà religiosa e di espressione che sta interessando gli Stati Uniti, causata dall’approvazione di leggi che contrastano con le tutele garantite dal Primo emendamento della Costituzione e generano infinite dispute legali.

Il primo esempio viene dallo Stato dell’Iowa dove un tribunale ha giudicato “oggettivamente ragionevole” il ricorso di una chiesa ecumenica, la Fort Des Moines Church of Christ, che alla luce delle previsioni di una legge statale sull’orientamento sessuale e l’identità di genere teme di poter essere sanzionata per le sue omelie e per il fatto di avere bagni e spogliatoi distinti in base al sesso. La legge in questione, in vigore dal 2007, ha fatto emergere dei timori sulla libertà religiosa per l’interpretazione fornita in una brochure dalla commissione dell’Iowa sui diritti civili, secondo cui le relative norme si applicano “in alcuni casi” pure alle chiese. “Dove le condizioni non sono collegate a un autentico scopo religioso, anche le chiese sono soggette alle previsioni della legge (per esempio un asilo nido gestito dalla chiesa o un servizio ecclesiale aperto al pubblico)”, si poteva leggere nel documento, che di fatto subordinava la libertà delle chiese alla discrezionalità dei funzionari statali nel valutare la condizione di “autenticità” dello scopo religioso.

Dopo l’avvio dell’azione legale, la commissione ha parzialmente modificato la brochure, ma in modo insoddisfacente per i ricorrenti perché continua a mantenere la distinzione tra attività religiose e non religiose, lasciando aperta la porta a possibili sanzioni nel caso in cui i membri di una chiesa (così come tutti coloro che gestiscono servizi aperti al pubblico, quali bar, cinema, palestre, ristoranti, ecc.) si rifiutino di fare accedere un transgender in una toilette differente rispetto al sesso di appartenenza o usino nomi e pronomi in disaccordo con il genere cui una persona si sente di appartenere: anche l’attuale documento considera questi fatti come “esempi di discriminazione illegale”. Il tribunale, pur negando la richiesta avanzata dalla Church of Christ di un’ingiunzione preliminare contro l’applicazione della legge, ha perciò riconosciuto le buone ragioni della chiesa, consentendo il proseguimento della causa. “Né la commissione né una legge statale ha il potere di comandare a una chiesa come usare le sue strutture o quali affermazioni pubbliche fare riguardo alla sessualità”, ha commentato Steve O’ Ban, legale dell’Alliance Defending Freedom.

Se in questo caso il tribunale ha riconosciuto un vulnus dei principi di libertà tutelati dal Primo emendamento, non altrettanto può dirsi per la sentenza di una corte di appello federale chiamata a esprimersi sulla costituzionalità di una legge della California, che obbliga i centri per la gravidanza a informare le donne incinte su tutti i servizi di pianificazione familiare esistenti, dalla contraccezione all’aborto. La corte ha respinto il ricorso dei centri pro-life, con l’argomentazione che si tratta di “una legge neutrale di applicabilità generale” (come dire che far nascere un bambino e abortirlo pari sono), negando il diritto di appellarsi alla libertà di parola e di coscienza. Un giudizio che contrasta con altre decisioni simili assunte dai tribunali di Austin, Baltimora e New York, come ha ricordato Arina Grossu, direttrice del Center for Human Dignity, che ha definito la sentenza “un attacco incostituzionale ai diritti sanciti nel Primo emendamento. Questa decisione costringe le persone che difendono la vita umana a partecipare alla sua distruzione, contro i propri principi morali, la libertà di parola e il libero esercizio della religione”.