• ROMA E PESARO

Utero in affitto, la fuga in avanti delle anagrafi

Il Comune di Roma sconfessa un suo ufficiale di Stato civile e la procura di Pesaro impugna un atto di Gabicce Terme. In entrambi i casi, erano stati trascritti all'anagrafe gli atti di nascita di bambini affidati a coppie omosessuali. Perché si è dovuta attendere la mobilitazione del popolo del Family Day per far sì che le istituzioni se ne accorgessero?

Utero in affitto

“Si ritiene doveroso rappresentare che, nel caso di specie, l’ufficiale dello stato civile ha agito in totale autonomia, non in linea con il vigente quadro normativo, tale circostanza è peraltro attenzionata anche dalla prefettura di Roma”.

Così recita la risposta - firmata del direttore della direzione Aire del Comune di Roma (Anagrafe italiani residenti all’estero), Massimo D’Amanzo, e del direttore del dipartimento Servizi Delegati, sempre del Comune di Roma, Virginia Proverbio – alla richiesta di accesso agli atti avanzata dal senatore della Lega Simone Pillon, a seguito della trascrizione di un atto di nascita di un bambino che indica quali genitori due persone dello stesso sesso. L’obiettivo del parlamentare del Carroccio già membro del Family day era indagare chi avesse ordinato di procedere con la trascrizione dell’atto di nascita prodotto all’estero e se questa forzatura dai connotati ideologici avesse l’avallo del sindaco Virginia Raggi.

A quanto pare il Comune di Roma sconfessa un suo ufficiale di Stato civile e mette inoltre nero su bianco che l’atto in questione “non è conseguenza di un’ordinanza”. Quindi se da una parte non si ravvisa una precisa volontà politica, già emersa invece in altri comuni, dall’altra non si può non registrare la compiacenza di alcuni ufficiali delle anagrafi che avallano la filiazione di coppie gay, ottenuta tramite pratiche proibite e perseguite penalmente in Italia, quali l’utero in affitto e l’eterologa per coppie dello stesso sesso.

Dunque, malgrado si configurino diversi illeciti di natura penale e amministrativa, le anagrafi si sono rese protagoniste di un’ulteriore fuga in avanti verso la legalizzazione de facto del mercimonio di bambini. Se prima infatti le registrazioni avvenivano su indicazione dei tribunali dei minori che riconoscevano l’adozione del figlio del partner (istituto stralciato dalle unioni civili) da questa primavera molti comuni hanno iniziato a trascrivere atti di nascita provenienti dall’estero e indicanti “due papà” o “due mamme”, senza opporre alcuna obiezione e senza avere l’avallo di una decisione deliberata dalla magistratura. Tra l’altro l’atto di nascita dovrebbe limitarsi a stabilire la genitorialità biologica del bambino, fatti diversi sono l’adozione e podestà genitoriale decisi successivamente. Fatto sta che questa primavera la sindaca di Torino Chiara Appendino è stata la prima a violare consapevolmente il codice civile, proprio per lanciare un messaggio politico. Nelle settimane successive sono poi seguite le trascrizioni avvenute a Milano, Roma, Firenze, Bologna e Gabicce Mare.

Il mondo pro family italino non è rimasto a guardare inerte davanti a questo ennesimo attacco all’antropologia umana e al diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma. Ad organizzare la risposta sono state le organizzazioni CitizenGO Italia e Generazione Famiglia, che lo scorso giugno hanno indirizzato alle procure competenti un esposto formale per agire contro le amministrazioni di queste città.

E così si è mossa la procura di Pesaro che nei giorni scorsi ha impugnato la trascrizione, effettuata dal Comune di Gabicce lo scorso 18 aprile, dell’atto di nascita di due gemelli ottenuti due uomini di 57 e 34 anni, grazie ad una maternità surrogata commissionata in California tramite un regolare contratto stipulato con un’agenzia che gestisce e offre il servizio delle donne portatrici. Stando a quanto riferisce il Resto del Carlino, tutto rientra nel classico pacchetto sul mercato dell’utero in affitto, che arriva a costare anche centinaia di migliaia di euro. La donna che ha portato avanti la gravidanza e partorito i due bambini non sarebbe la stessa che ha venduto l’ovulo che è poi stato fecondato e trasferito nell’utero della “portatrice”. Quest’ultima avrebbe poi da subito rinunciato a rivendicare la maternità dei nascituri firmando apposite clausole del contratto.

Sempre secondo quanto riferisce il Resto del Carlino, il sostituto procuratore Silvia Cecchini si riserverà di chiedere l’annullamento della trascrizione nel caso non riscontrasse la paternità biologica di uno dei due partner. Alla procura, si legge ancora sul quotidiano di Bologna, “non basta produrre un documento californiano, una specie di contratto di cessione dei nascituri, con la gravidanza ancora in corso” per farli stare “tranquilli”. Quindi se sarà necessario si dovrà arrivare alla prova del Dna. Nel frattempo il sindaco di Gabicce Domenico Pascuzzi sembra cascare dalle nuvole: “L’ho firmata io la trascrizione. Mi sono fidato del giudice americano e ho visto che in Italia l’hanno fatto anche altri”.

Ad ogni modo va registrato che le pubbliche amministrazioni e la magistratura hanno finalmente battuto un colpo solo dopo le azioni del senatore Pillon e delle due realtà aderenti al Family day. Il mercimonio di vite e corpi umani e il riconoscimento come famiglia di ogni tipo di aggregazione che risponde ai desideri di uno o più adulti non rappresentano l’evoluzione ineludibile della società ma fenomeni drammatici che possono ancora essere contrastati.