• RAPPORTO ONU

Venezuela, un popolo intero sequestrato e torturato

La morte del capitano della marina Rafael Acosta Arevalo, a seguito delle tortura subite in carcere, è solo l'ultimo dei tanti esempi di violenza del regime contro i suoi oppositori. In realtà tutto il paese sta subendo gli effetti della repressione. Lo conferma il rapporto Onu, presentato da Michelle Bachelet.

Venezuela, protesta dell'opposizione presso la sede dell'Onu

Venerdì 28 giugno, funzionari della Direzione del Controspionaggio Militare (Dgcim) hanno portato il capitano della Marina venezuelana Rafael Acosta Arévalo presso il Tribunale Militare di Caracas. È arrivato in sedia a rotelle con evidenti segni di tortura; non riusciva a muovere né le mani né le gambe, aveva gli occhi spalancati. È riuscito a pronunciare un’unica parola, “aiuto!”. Il giudice ha ordinato il suo trasferimento immediato all’ospedale militare Dott. Vicente Salias, ma poche ore dopo è morto. L'autopsia ha confermato che aveva fratture, lividi, politraumi ed edema cerebrale.

La storia del capitano Acosta Arévalo è soltanto una delle tante storie di orrore che accadono sotto la custodia della polizia in Venezuela. Sua moglie Waleska Perez aveva denunciato sul suo account Twitter che era stato arrestato dal regime lo scorso 21 giugno, lo stesso giorno in cui l’Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, si ritirava dal Paese, dopo una missione di tre giorni in territorio venezuelano. Successivamente su Twitter è apparso il comunicato della Procura: Arévalo era stato arrestato insieme ad altri 13 civili e militari, poiché faceva parte di un “gruppo sovversivo guidato da Juan Guaidó”, che aveva pianificato il presunto “colpo di stato programmato per il 23 e 24 giugno”, da quanto si legge nel documento ufficiale. Tuttavia, se si finisce nelle mani delle forze repressive del regime di Nicolas Maduro, l’incubo è garantito. “L’80% dei detenuti della Dgcim per motivi politici, hanno riferito ai giudici (che siano militari o civili), di aver sofferto gravi torture”, ha confermato ai media venezuelani l’avvocato di Acosta Arévalo, Alonso Medina Roa.

Era già successo al consigliere dell'opposizione Fernando Albán. Inspiegabilmente l’8 ottobre dell’anno scorso, Albán è caduto dalla finestra di un edificio del Servizio Bolivariano di Intelligence (Sebin) a Caracas, mentre era sotto la supervisione dello Stato. Ancora oggi la sua morte è un mistero, così come rimane impunita la morte di 6.800 venezuelani, attribuita all’azione delle forze di sicurezza e delle milizie del regime, tra gennaio 2018 e maggio 2019, secondo il rapporto presentato venerdì 5 luglio da Michelle Bachelet, presso il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra.

“I venezuelani meritano una vita migliore, liberi dalla paura e con accesso al cibo, all’acqua e ai servizi sanitari”. Lo ha denunciato Michele Bachelet in conferenza stampa, durante la presentazione del rapporto che conferma le massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità venezuelane negli ultimi anni. Una situazione molto nota da tempo, ma quando l’autore della radiografia della crisi è l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sulla base di un approfondito studio che ha incluso 558 interviste (tra vittime e testimoni) e 159 riunioni, anche con membri del regime, è chiaro che la situazione venezuelana non è un’invenzione dell’opposizione e nemmeno il risultato delle sanzioni del cosiddetto “imperialismo yanqui”. Al contrario nel rapporto Bachelet c’è un unico responsabile: il Socialismo del XXI Secolo, rappresentato oggi dal governo di Nicolas Maduro, e le cifre mostrano una crudele realtà che non può essere più ignorata dalla comunità internazionale.

Il 10% della popolazione è malnutrito, ben 3.7 milioni di venezuelani. Il rapporto Bachelet non solo mette sotto la lente di ingrandimento la crudele realtà di fame e povertà che è stata negata da anni dalla sinistra europea, ma conferma anche che tutto ciò è il risultato delle politiche economiche e sociali applicate in Venezuela durante l’ultimo decennio. Secondo il rapporto, quelli che abitano nel Paese hanno difficoltà a reperire il cibo sia per la scarsità sia per l’alto prezzo dei prodotti. Inoltre, le donne sono obbligate a fare file di almeno 10 ore al giorno per poter comprare il cibo o sono costrette a prostituirsi per mangiare.

1.557 venezuelani sono morti a causa della mancanza di rifornimenti negli ospedali. Una cifra allarmante, che salta agli occhi nel rapporto, ma che conta soltanto i decessi avvenuti tra novembre 2018 e febbraio 2019, mentre il deterioramento del sistema sanitario è partito dall’arrivo del chavismo al potere. Non a caso, da oltre un decennio non ci sono statistiche ufficiali sulla situazione sanitaria del Paese, per tentare di nascondere che a tempo sono riapparse malattie che erano state arginate in passato, come la malaria o la difterite.

Il rapporto indica anche che, al 31 maggio 2019, c'erano 793 prigionieri politici, tra cui 58 donne e 22 deputati dell'Assemblea nazionale. “Da almeno un decennio il governo, così come le istituzioni controllate dal governo, hanno applicato leggi e politiche che hanno accelerato l'erosione dello stato di diritto e lo smantellamento delle istituzioni democratiche, compresa l'Assemblea Nazionale”, si legge nel documento, sottolineando che “il governo -chavista- ha creato un'egemonia comunicativa, attraverso l’imposizione della propria versione di eventi e limitando i media indipendenti”. Il rapporto ha denunciato la chiusura dei media, il blocco regolare dei social network, così come l'aggressione e la detenzione di giornalisti venezuelani e stranieri.

Il grido di aiuto del capitano Acosta Arévalo è il grido di tutto il popolo venezuelano. Da anni la barbarie si intensifica ogni giorno e sembra non aver fine, ma è chiaro che dopo questo rapporto, fatto peraltro da una ex presidente socialista cilena, Maduro non potrà continuare a mostrarsi come vittima. Serve però un’azione decisiva per mettere fine al dramma venezuelano: “Ancora una volta allertiamo la comunità internazionale e i suoi governi democratici sulla situazione di sequestro in cui si trovano il popolo venezuelano e i suoi leader legittimi da parte di un'organizzazione criminale che ha confiscato i poteri dello Stato”, hanno affermato in un comunicato gli ex presidenti di America Latina e Spagna, rappresentati dalla Fondazione Idea. La situazione “rende impossibile al popolo raggiungere, da solo, la cessazione e lo smantellamento della satrapia che li opprime e meno che meno - come alcuni credono - aspettarsi che possa essere corretta, sotto questo regime, la violazione diffusa e sistematica dei diritti umani”.

Per gli ex presidenti “i tempi di agonia del Venezuela si sono esauriti”. Quindi serve “l'azione immediata e spudorata” dei governi democratici, così come della Corte Penale internazionale, dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite e del sistema interamericano dei diritti umani”.