a cura di Benedetta Frigerio
  • STEFANO LI SIDE

Vescovo cinese perseguitato in vita e dopo la morte

Mons. Stefano Li Side

L’8 giugno, all’età di 92 anni, è morto monsignor Stefano Li Side, vescovo di Tianjin, della Chiesa cinese “sotterranea”. Dunque era un uomo fedele al Papa, ma non accettato dal regime cinese, perché non aderiva all’Associazione Patriottica.

La storia di mons. Li è un susseguirsi di persecuzioni, sin dal lontano 1958, in piena era Mao, quando venne arrestato e condannato al Laogai (il gulag cinese). Vi rimase fino al 1962, ma la sua scarcerazione fu solo una brevissima parentesi di libertà, perché tornò ad essere internato nei Laogai dal 1963 al 1980.

Ritornato di nuovo alla cattedrale di San Giuseppe, il 15 giugno 1982 è ordinato in segreto vescovo della diocesi di Tianjin, ma non è riconosciuto dal governo. Nel 1989, dopo la sua partecipazione all’Assemblea della Conferenza episcopale cinese a Zhang Er Ce – che chiede al governo maggiore libertà religiosa - viene imprigionato per la terza volta. Nel 1991 viene liberato e ritorna alla cattedrale di San Giuseppe a Tianjin. Nel 1992 è costretto dalle autorità a trasferirsi nel villaggio di Liang Zhuang Zi, in montagna, nel distretto di Ji Xian (Tianjin), agli arresti domiciliari, dove è rimasto fino alla morte.

Come riferisce l’agenzia missionaria Asia News tre giorni fa, ad alcuni sacerdoti sotterranei che volevano onorare la salma, è stato concesso di tenere una preghiera funebre solo per 10 minuti. Ieri mattina ad essi non è stato concesso di partecipare alla Messa in chiesa. L’Associazione Patriottica proibisce di seppellire la salma del vescovo nel cimitero cattolico. I fedeli della diocesi di Tianjin stanno ancora negoziando con le autorità cittadine per poter celebrare un funerale pubblico.