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Via libera alla pillola ammazza bimbi dei 5 giorni dopo

I siti di lingua tedesca riportano la notizia che la pillola dei cinque giorni dopo avrebbe ricevuto il via libera definitivo alla sua vendita come prodotto da banco da parte della Commissione Europea. Teoricamente la decisione sarà subito operativa anche se i singoli Paesi possono appellarsi a un arbitrato. 

La pillola abortiva dei cinque giorni dopo

I siti di lingua tedesca riportano la notizia che la pillola dei cinque giorni dopo avrebbe ricevuto il via libera definitivo alla sua vendita come prodotto da banco da parte della Commissione Europea, dopo che il 20 novembre l'Agenzia Europea del Farmaco (Emea) aveva dato parere favorevole alla pratica. Teoricamente la decisione sarà immediatamente operativa anche se resta un margine affidato ai singoli Paesi per appellarsi ad un arbitrato. 

Ancora la scheda tecnica riporta tra le controindicazioni la gravidanza in atto, cosa che aveva indotto l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) a pretendere la negatività del test di gravidanza prima della prescrizione. Dobbiamo quindi attendere per vedere quali saranno gli sviluppi nel nostro Paese. A livello europeo si giunge così all'epilogo di una vicenda per il cui raggiungimento l'azienda produttrice, la Hra Pharma, ha profuso grandi sforzi e notevoli investimenti. La molecola, il cui nome scientifico è Ulipristal acetato, agisce con un doppio meccanismo: se assunta prima che l'ormone luteinizzante abbia raggiunto il picco di concentrazione, blocca l'ovulazione, mentre per assunzioni successive prevale l'effetto antiprogestinico sull'endometrio che viene reso inadatto all'impianto dell'embrione eventualmente concepito. In questi casi si realizza un vero e proprio criptoaborto analogo a quello indotto mediante la somministrazione della Ru 486 con la differenza che esso viene attuato in fase pre-impiantatoria, cioè più precocemente. 

La decisione assunta consentirà di esporre la pillola dei cinque giorni dopo tra le confezioni di caramelle balsamiche e gli sciroppi lassativi. La cosa non stupisce più di tanto, in fin dei conti un elemento in comune c'è ed è rinvenibile nella comune radice semantica "ex" posta ad indicare la fuoriuscita; una volta disconosciuta la dignità personale del concepito, fare distinzioni tra espettorazione, evacuazione ed espulsione diventa un esercizio illogico trattandosi sempre di materiale biologico proveniente da una cavità dell'acquirente. La saldatura tra contraccezione e aborto è così divenuta completa grazie ad un aborto ultra-precoce, iper-nascosto, super-privato, che forse c'è stato, ma forse anche no, l'aborto Houdini. È il pezzo mancante sulla scacchiera dei diritti riproduttivi per impedire all'essere umano di vedere la luce: contraccettivi di varia tipologia, meccanici, chimici, in compressa, cerotti, anelli vaginali, impianti sottocutanei, iniezioni, dispositivi intrauterini. 

Vi siete dimenticati? Qualcosa non è andato per il verso? Niente paura, c'è la pillola del giorno dopo. Ve la volete prendere un po' più comoda? Tranquilli, c'è la pillola dei cinque giorni dopo. Avete atteso ed il test di gravidanza è positivo? Nessun problema, c'è la Ru 486, la pillola che l'accademico di Francia Baulieu definì "miracolosa". In nazioni come Cuba va alla grande anche la tecnica della "regolazione mestruale", un'aspirazione del contenuto uterino tale e quale a quella dell'aborto, con la sola differenza che va effettuata entro le due settimane dalla mancata mestruazione in assenza di test di gravidanza. E poi Karman, raschiamento e mini-parto. Una vasta terra di mezzo chiamata contraccezione, ma che in tanti casi è soppressione, viene resa disponibile per il controllo delle nascite e mette il sigillo chimico sulla verità delle parole di San Giovanni Paolo II: contraccezione ed aborto sono frutti della stessa pianta. Bisogna essere ciechi per non vederlo, oppure peggio, ed è tragico dovere ancora sentire che si dica che bisogna abbandonare l'insegnamento di Humanae vitae del beato Paolo VI. 

Ha ragione monsignor Luigi Negri quando ci ha messo in guardia da costoro dicendoci: «sono tra noi, ma non sono di noi». Le vagonate di pillole d'emergenza non hanno mai dimostrato di essere in grado di ridurre le gravidanze indesiderate e gli aborti. In Francia, stando alle ultime cifre ufficiali, tra pillole del giorno dopo e pillole dei cinque giorni dopo, sono state distribuite un milione e duecentomila confezioni. Tra queste sono state 46.000 le dosi di ulipristal somministrate. Eppure sono stati ben 219.256 gli aborti, il doppio di quelli in Italia, maglia nera dell'euro-tour contraccettivo. Ed è questo il nocciolo di quella che chiamiamo mentalità contraccettiva: il sesso è un gioco e si deve poterlo fare senza paura di conseguenze, scrive la direttrice delle cliniche per aborti inglesi Bpas Ann Furedi. Questo è il messaggio deresponsabilizzante e deumanizzante  che viene insegnato ai bambini di mezza Europa nelle scuole e che le direttive Oms vorrebbero fare diventare universali insieme al messaggio gender. 

Copula protetta la trionferà è l'inno delle elites progressiste, orfane della bandiera rossa, in servizio permanente effettivo alla costruzione del paradiso in terra, ieri fondato sull'abolizione delle differenze economiche, oggi sull'abolizione delle differenze sessuali in un unico grande sesso, onnicomprensivo, sterile o sterilizzato. Nonostante una teorica maggiore efficacia, decine di studi ed almeno quattro revisioni della letteratura scientifica hanno evidenziato che facilitare l'accesso ai preparati post-coitali non produce alcun risultato apprezzabile in termini di salute pubblica. Ma è comunque il messaggio culturale neomalthusiano che come un disco rotto viene ancora una volta riproposto dai vertici politici del continente ad essere tragicamente distruttivo. Benché l'Europa sia un continente condannato a diventare sempre più marginale da una demografia asfittica, la pensata dei governanti europei è quella di serrare ancora più i ranghi per fare sì che ancora meno bambini vengano al mondo. In questi giorni in cui un po' tutti fanno dichiarazioni empatiche di matrice francofona, anch'io voglio dare il mio piccolo contributo: "Je suis consterné".