• DITTATURA GAY

Vogliono chiudere la bocca a Di Tolve con la calunnia

Un medico savonese espone in ambulatorio una locandina con i riferimenti del gruppo di preghiera di Luca Di Tolve e finisce alla gogna: Arcigay gli scatena i giornali contro e l'Ordine ora lo vuole ascoltare. Ma non ha fatto altro che esercitare il suo diritto-dovere di medico di informare quei pazienti che hanno problemi con l'identità sessuale e soffrono. Un dovere che oggi può costare molto caro e che delinea un totalitarismo ormai imperante. Di Tolve: "Basta calunnie, chiediamo rispetto". 

-LE BACCHETTATE FRANCESI AL CATECHISMO di Marco Tosatti

Il quotidiano di Genova e dintorni il Secolo XIX, che fa parte del gruppo la Stampa, quindi del moloch Repubblica-L’Espresso, ha lanciato una crociata dal sapore totalitario contr il Gruppo di Preghiera Lot Regina della Pace animato da Luca Di Tolve. Nel mirino è finito un falso caso, costruito ad arte con la complicità maldestra di giornalisti di provincia poco avvezzi alle cose di cui scrivono e molto indottrinati nel seguire l’onda montante dell’omofobia: perfetti ingranaggi di una macchina della mistificazione che ha come unico obiettivo quello di distruggere il nemico. Un medico di base di Savona, Fabio Vaccaro aveva da tempo nel suo ambulatorio una locandina del libro di Di Tolve “Ero gay”, che per i militanti dell’Arcigay è un po’ come la criptonite per Superman, un qualche cosa di cui avere paura e da cui tenersi alla larga, forse per i semi di verità sulla macchina del consenso omosessualista che vi sono espressi.

Ebbene. La locandina non era altro che una quarta di copertina del libro dell’ex militante Arcigay in cui si raccontava per sommi capi la sua storia che i lettori della Nuova BQ conoscono bene: di come grazie alle terapie riparative del dottor Nicolosi e soprattutto grazie alla sua conversione a Medjugorie abbia riacquistato la sua mascolinità e sia approdato a farsi persino una famiglia

Un pugno nell’occhio per l’ideologia gay per la quale l’omosessualità deve essere un dato naturale e mai da mettere in discussione.

Insufflata da qualche dirigente Arcigay locale, una giornalista della storica testata genovese ha così montato il caso: “Medico mette nello studio un manifesto per “guarire” dall’omosessualità, l’Asl apre un’inchiesta”. Poi dopo alcuni giorni ha pensato di prendere di mira Di Tolve così: “Anche alcuni savonesi ospitati nella casa che pretende di “curare” gli omosessuali”. Il caso è montato: il medico è finito pubblicamente alla gogna e Di Tolve ha fatto la figura del santone che nella sua clinica-santuario prova a guarire gli omosessuali.

Ovviamente le cose non stanno affatto così, ma il metodo del “dagli all’untore” si è ormai affermato per tacitare chi si oppone all’ideologia omosessualista che, tra l’altro, si è infiltrata anche nella Chiesa sotto forma di omoeresia.

Inutile sperare di trovare una versione oggettiva dei fatti. Perché anche queste campagne vanno condotte con la violenza della falsità. Infatti come ha spiegato il dottor Vaccaro alla Nuova BQ, quel manifesto non era altro che l’esercizio di un diritto-dovere di medico che oltre che sul diabete e l’Alzheimer deve informare i suoi pazienti di tutti gli aiuti che la scienza medica e psicologica possono offrire per lenire le sofferenze dei pazienti.

“Ho esposto quell’appunto in fondo al quale c’era il numero della Comunità di preghiera di Di Tolve – ha spiegato Vaccaro – per informare eventualmente i miei pazienti affetti da un disturbo di egodistonia legato all’identità sessuale che potevano trovare informazioni per affrontare questa sofferenza”. Insomma: esattamente come quando si espongono i manifesti degli alcolisti anonimi, così ha fatto il medico il quale non pensava che quel gesto sarebbe stato utilizzato per una campagna denigratoria ai limiti della diffamazione. “Mi hanno bombardato per tre giorni sui giornali parlando di procedimenti dell’Ordine dei medici e di inchieste interne dell’Asl – ha proseguito Vaccaro – ma la verità è che non c’è nessun procedimento aperto nei miei confronti”.

Vaccaro ha poi aggiunto che un chiarimento con il suo ordine professionale dovrà essere comunque fatto, dato che i vertici lo hanno chiamato a relazionare e forse questa è la conseguenza più scandalosa dato che quella di curare gli omosessuali che soffrono per la loro condizione è una precisa disposizione ammessa dall’Oms. Infatti ad oggi non c'è alcuna legge che proibisca il ricorso alle cosiddette terapie riparative. Quidi a chi titolo l'Ordine dei medici e ancor più l'Asl dovrebbero intervenire? 

Sul caso è intervenuto anche Luca Di Tolve con un comunicato stampa per chiedere rispetto e chiarire una volta per tutte la natura della sua associazione: “Una certa stampa priva di etica professionale continua da anni (e non a caso si scatena ancor più in campagna elettorale) a travisare la nostra missione diffamando chi osa avere un’opinione diversa da altri. Per questo chiediamo di rispettare la libertà religiosa, la libertà di coscienza, di scelta e di opinione sancita dalla Costituzione Italiana e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, e chiediamo al Ministero delle Pari Opportunità di riconoscerci il diritto che ci spetta come persone che, nel disagio di chi soffre del disturbo Icd 10 del manuale diagnostico f66 stabilito dal Organizzazione mondiale della sanità, provano ad accedere ad una possibilità di percorso cristiano laico”.

Di Tolve (in foto) ha denunciato le offese e le calunnie nei confronti di chi ricorre al conforto della preghiera e invece viene spacciato per plagiato o “malato”

Ma che cosa si fa nella comunità di Brescia Lot Regina della Pace? E’ lo stesso animatore del cammino a spiegarlo: “I membri con più esperienza della nostra associazione si mettono a loro disposizione, nell'ascolto, nel consiglio gratuito ed in particolare nella preghiera comunitaria in modo da poterli aiutare a ritrovare se stessi e a superare quei problemi da loro stessi denunciati nell'ambito della relazione, della sfera sessuale ed emotiva e di identità”. Di Tolve ha detto che “vi è un mondo molto complesso della sessualità e dell’affettività e le nuove ricerche scientifiche non possono essere ostracizzate da persone o enti incompetenti in materia, omologhi al pensiero unico dei media, con ogni sospetto sostenuti da lobby mondialiste, omossessualiste ed economiche”.

Insomma: è in atto la campagna ad arrogarsi il diritto di imporre una presunta "verità" sulle varie tendenze omosessuali, ingerendo fraudolentemente nella vita degli altri, con il mezzo più sconcio, la ridicolizzazione di chi non la pensa uguale. 

Ci sono persone che accusano inadeguatezza nel loro stile di vita emotivo, relazionale e sessuale e che decidono di cambiare le proprie abitudini, superando e risolvendo le loro tendenze. Queste "vanno solamente rispettate per le loro scelte, poiché sono una realtà ormai consolidata”. Questo è confermato dall’esperienza ultradecennale di Di Tolve: “Ho visto che amici e fratelli che vivono sereni e molti sposati con anche con più figli, così come ho visto anche altri che tornano invece per loro volontà e scelta ad uno stile di vita precedente”.

In conclusione: pregare adesso è diventato proibito se non si accorda con la vulgata mainstream e palesemente totalitaria di militanti senza scrupoli cui i giornali fanno volentieri da cassa di risonanza.