San Pier Damiani

Ultimo di sei figli, san Pier Damiani (1007-1072) verrà riconosciuto come uno dei maggiori latinisti del tempo, nonché versatile scrittore, ma durante tutta la sua vita dimostrò di non avere a cuore la fama bensì la contemplazione di Dio. Era dedito al digiuno, alle mortificazioni corporali, alla preghiera, alle opere di carità, e meditando sulla Passione di Gesù diceva: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo».

La vita di questo grande monaco, teologo e vescovo - protagonista dell’XI secolo e capace di dare un significativo contributo al rinnovamento della Chiesa, godendo della fiducia dei vari pontefici che lo vollero come collaboratore - non iniziò certo in modo semplice. San Pier Damiani (1007-1072), ultimo di sei figli e nativo di Ravenna, rimase infatti orfano di entrambi i genitori e visse tra gli stenti la fanciullezza. Per la sua crescita fu determinante il ruolo del fratello maggiore Damiano (in suo onore si chiamò Damiani, cioè «di Damiano»), un arciprete che si occupò del suo mantenimento e della sua educazione, facendolo studiare a Faenza. Visse poi a Parma, dove apprese le arti liberali, e nel 1032 ritornò nella città natale, dedicandosi per circa tre anni all’insegnamento e distinguendosi come maestro eccellente.

Pier Damiani verrà riconosciuto come uno dei maggiori latinisti del tempo, nonché versatile scrittore, ma durante tutta la sua vita dimostrò di non avere a cuore la fama bensì la contemplazione di Dio. Già all’epoca dell’insegnamento era dedito al digiuno, alle mortificazioni corporali, alla preghiera, alle opere di carità. Fu così che, intorno ai 28 anni, dopo aver conosciuto due monaci, entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana (di cui parlerà Dante nella Divina Commedia), fondato pochi decenni prima da san Romualdo, del quale Pier Damiani scriverà un’agiografia. Nel 1043 i suoi confratelli lo elessero priore del monastero e il santo stese una Regola in cui sottolineava l’importanza del «rigore dell’eremo» e definiva la cella monastica come il «parlatorio dove Dio conversa con gli uomini». In questo rapporto con il divino, il silenzio del chiostro riveste una parte essenziale e, con esso, l’amore per la croce, che deve animare ogni cristiano: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo».

Fondò e riorganizzò diversi monasteri e a questa attività affiancò un’energica denuncia del degrado dei costumi del clero, ammonendo severamente i sacerdoti che infrangevano il celibato (all’epoca, specie in Lombardia, si era diffuso il cosiddetto nicolaismo) e praticavano la simonia, che allora significava soprattutto la compravendita delle cariche ecclesiastiche. Fu in questo periodo che scrisse il Libro gomorriano (o Libro di Gomorra) sui peccati relativi alla morale sessuale, tra cui denunciò con grande fermezza la sodomia, senza far mancare il richiamo alla conversione per il bene dell’anima: «Se infatti il diavolo è tanto potente da farti sprofondare in questo vizio, Cristo è molto più potente e ti può riportare alla cima da cui sei caduto».

Tutte queste pratiche contrarie alle virtù erano combattute anche da un altro grande uomo di Chiesa del tempo, Ildebrando di Soana, futuro san Gregorio VII (papa dal 1073, cioè un anno dopo la morte di Pier Damiani, al 1085), da cui prende il nome la «Riforma gregoriana» e noto per il ruolo nella lotta per le investiture, che lo contrappose all’imperatore, il quale pretendeva di avere potere di nomina sui vescovi.

Consapevole della necessità di un rinnovamento della Chiesa, quando Stefano IX lo nominò cardinale e vescovo di Ostia, Pier Damiani accettò la carica in obbedienza, sebbene il suo animo preferisse la vita monastica. Da quel momento, era il 1057-58, lavorò per anni a stretto contatto con i pontefici, che gli affidarono numerose missioni. Ottenne da Alessandro II di poter tornare in monastero nel 1067, ma due anni più tardi non si sottrasse a un’altra missione, cioè evitare che l’imperatore Enrico IV divorziasse da Berta di Savoia. Del resto, si definiva «ultimo servo dei monaci» e nella sua stessa dottrina teologica, che gli varrà la proclamazione a dottore della Chiesa nel 1828, esaltava l’importanza della sancta simplicitas, cioè la santa semplicità di chi, anziché cadere nell’idolatria del sapere fine a se stesso, pensa anzitutto a cercare e contemplare Dio, nutrendosi della preghiera.

Per saperne di più:

Catechesi di Benedetto XVI su san Pier Damiani (9 settembre 2009)

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